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SCENARIO/ 2. Sapelli: da Tangentopoli a Bersani, ecco il "piano" del Pci-Pd

Pubblicazione:lunedì 1 aprile 2013

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

La mutazione del Partito democratico nelle sua varie fasi ha rovesciato quel sistema di formazione della cuspide della classe politica ex comunista: ora a comandare sono gli esclusi di allora. Privi di logica politica in senso pieno ossia strategico, continuano ad amministrare piuttosto che a dirigere, anche quando a dirigere sono chiamati. La recente avventura bersaniana è una sorta di rappresentazione drammatica di tutto questo. L’antiberlusconismo è la loro sola e unica vis politica e polemica. Di qui il pragmatismo dei Bersani e dei gruppi che li circondano con un fare post-democristiano che solo Cossiga seppe bene descrivere. Una compagnia oggi impersonificata da Enrico Letta, pronto a sostituire il vecchio alleato, ma non a mutare il mood di un odio viscerale.

Il disegno è chiaro: scegliere il rapporto illusorio con Grillo per impedire la formazione di qualsivoglia governo che risolva la partita senza il ricorso alla galera per Berlusconi. La politica non era mai giunta così in basso: a negare se stessa e a vedersi sostituita da un ordine che si è fatto via via il potere più vertebrato della nazione. Così muore una grande cultura politica: il comunismo italiano. Ma l’Italia? Che ne è dell’Italia? Che ne è di quel partito “nuovo e nazionale” che costruì, con la Dc e con il Psi e con il Pri, la nostra meravigliosa nazione dopo la seconda guerra mondiale? I personalismi à la Guicciardini hanno distrutto l’ordito che la teneva unita spiritualmente.

Molti anni or sono il grande Hegel aveva compreso bene il nostro dramma, rileggendo e glorificando Macchiavelli, nelle sue pagine sulla Costituzione della Germania. Diceva che «le membra cancrenose (dell’ Italia) non possono esser curate con l’acqua di lavanda». Ora ci pare che nessuna cura sia possibile se non la trasformazione in profondità della meccanica dei partiti. Ma questo richiede una nuova cultura politica. Senza di essa nessun risorgimento economico sarà mai possibile. Come sempre è la cultura e non l’economia che fonda la società.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
01/04/2013 - commento (francesco taddei)

Gentile Dott. Sapelli, sono un cattolico italiano e chiedo: come rinascere se noi credenti non mettiamo Dio nel fare quotidiano? ispirarsi ai principi cattolici, non solo sociali, ma liberali e di rettitudine. rettitudine verso Dio, non verso l'opinione pubblica, ed essere richiamati se sviati. rimettere l'educazione dei figli alle famiglie (non alle ong onusiane), garantirne la libertà di scelta della scuola, ripartire dal territorio, non locale, ma nazionale, una visione non solo di bene comune, ma di interesse nazionale.