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SCENARIO/ 2. Sapelli: da Tangentopoli a Bersani, ecco il "piano" del Pci-Pd

Pubblicazione:lunedì 1 aprile 2013

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

«Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, qual che egli si sia. E gli usi e costumi generali e pubblici, non sono, come ho detto, se non abitudini, e non sono seguiti che per liberissima volontà, determinata quasi unicamente dalla materiale assuefazione, dall’aver sempre fatta quella tal cosa, in quel tal modo, in quel tal tempo, dall’averla veduta fare ai maggiori, dall’essere sempre stata fatta, dal vederla fare agli altri, dal non curarsi o non pensare di fare altrimenti o di non farla (al che basterebbe il volere); e facendola del resto con pienissima indifferenza, senz’attaccarvi importanza alcuna, senza che l’animo né lo spirito nazionale, o qualunque, vi prenda alcuna parte, considerando per egualmente importante il farla che il tralasciarla o il contraffarle, non tralasciandola e non contraffacendole appunto perché nulla importa, e per lo più con disprezzo, e sovente, occorrendo con riso e scherno di quel tal uso o costume» (Giacomo Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani).

Che cosa accade in Italia? Non se lo chiedono solo gli italiani consapevoli e pensanti, in questa giorni di Pasqua, che è la festa per eccellenza del cristiano e che sempre dovrebbe infonderci quella letizia simile a quella di coloro che riconobbero il Cristo risorto e non ebbero timore del miracolo che fonda la religione teologicamente superiore! Dovremo essere lieti e mai immemori di ciò. Ma con grande tristezza e mestizia non riusciamo a sollevarci dai nostri piedi piantati nella sabbia e sprofondiamo nella lucida consapevolezza che ciò a cui assistiamo in questi giorni è molto di più dell’incapacità di tre nuclei politici di trovare un accordo per il fatto che si son formate - grazie all’esistente legge elettorale - tre coalizioni l’un contro l’altra armate. E che, quindi, non si può ricorre alla formazione di un governo perché c’è discrasia tra Camera e Senato, ecc.

Ma vi è qualcosa di molto più profondo e terribilmente doloroso. Infatti, il centrodestra è quello che è. Partito semi-personale e semi-strutturato e “prendi tutto” in ogni caso. E questo oltre e non nonostante il dominio ideologico, prima che economico, di Silvio Berlusconi sul partito medesimo. È la moderazione italiana che continua e che ha sempre i soliti riti e miti: dal trasformismo al sovversivismo, alla violenta polemica contro lo Stato che non esiste o funziona come sempre con il suo volto nemico di chi produce e lavora.

Il centrosinistra è altra cosa: è la distruzione lenta e inesorabile di due grandi culture politiche ora giunte al loro disfacimento irrimediabile. È l’epifenomeno di un processo storico generale molto più complesso dell’amalgama del centrodestra, lo sappiamo: in definitiva, è il crogiuolo in cui sono confluite quelle due subculture potenti del tempo della Repubblica che si sfarinava di già prima del “golpe morbido” degli anni Novanta del Novecento. Gli anni in cui la triade capitale internazionale, capitale nazionale teso al rent seeking delle privatizzazioni senza liberalizzazioni (Da Rold insegna) e magistratura, tutte mossero all’attacco di ciò che si opponeva al disegno della conquista economica dell’Italia. Come ciò che accade oggi sotto i nostri occhi per via europea teutonicamente egemonica. La corruzione certo dilagante offrì l’estro, come del resto accadde e accade sempre in tutto il mondo.


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COMMENTI
01/04/2013 - commento (francesco taddei)

Gentile Dott. Sapelli, sono un cattolico italiano e chiedo: come rinascere se noi credenti non mettiamo Dio nel fare quotidiano? ispirarsi ai principi cattolici, non solo sociali, ma liberali e di rettitudine. rettitudine verso Dio, non verso l'opinione pubblica, ed essere richiamati se sviati. rimettere l'educazione dei figli alle famiglie (non alle ong onusiane), garantirne la libertà di scelta della scuola, ripartire dal territorio, non locale, ma nazionale, una visione non solo di bene comune, ma di interesse nazionale.