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CASO INGROIA/ Il giudice: lui punito? Ma se è stato trattato meglio degli altri…

Pubblicazione:venerdì 12 aprile 2013

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Lo sapeva benissimo. Non è pensabile che non conoscesse le regole. La verità, è che era convinto di passare. E, preso dall’euforia, si è candidato pressoché ovunque senza prevedere la conseguenze.

Come giudica, invece, la decisione di non lasciare la magistratura una volta lasciata la politica?

In tal caso, Ingroia non rappresenta un caso isolato; si tratta di un problema che riguarda tutti i magistrati che entrano in politica e che, alle fine, del loro mandato rientrano in magistratura. Occorre capire come e se riconoscere ai magistrati i diritti che spettano a tutti i cittadini. E’ tempo che la magistratura apra, al suo interno, una riflessione. E’ evidente, infatti, che laddove un magistrato vada a toccare, nelle sue indagini, gli interessi della politica, è in grado di incidere negli assetti della Cosa pubblica.

Come si dovrebbe intervenire?

Dobbiamo tenere conto che il magistrato è un cittadino come gli altri, e ha diritto all’elettorato passivo. Si tratta di una norma costituzionale, che vedo difficile e poco opportuno modificare. Altresì, alcuni organismi come il Csm o l’Anm potrebbero invitare i magistrati al buon senso: un’operazione di moral suasion per dissuadere i magistrati dall’entrare in politica; un’iniziativa culturale volta a far comprendere come i giudici o i pm che si candidano lasciano disorientata l’opinione pubblica.

Vietare il rientro in magistratura è analogamente complicato?

No, è una questione diversa. Credo che, anche in tal senso, sia giunto il momento di avviare una seria riflessione. Se ammettiamo che non sia giusto che un magistrato, quando lascia la politica, si ritrovi senza lavoro, si possono contestualmente contemplare formule in grado di raggiungere un ottimo compromesso. Una soluzione potrebbe consistere nel riassorbilo nello Stato, per esempio, nell’avvocatura o in altri organismi dove potrebbe continuare a mettere al servizio la sua professionalità. Questo, salverebbe l’imparzialità della magistratura e i diritti del magistrato. 

 

(Paolo Nessi)



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