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SCISSIONE PD/ Adinolfi: così Bersani e Berlusconi si preparano a "far fuori" Renzi

Nonostante le tensioni interne si stiano facendo sempre più forti, il segretario Pier Luigi Bersani esclude ogni ipotesi di scissione nel Partito Democratico. Il commento di MARIO ADINOLFI

Matteo Renzi (InfoPhoto) Matteo Renzi (InfoPhoto)

Nonostante lo stallo istituzionale, l'avvicinarsi dell'elezione del presidente della Repubblica e le preoccupazioni espresse di recente da Dario Franceschini riguardo un’eventuale spaccatura all’interno del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani esclude ogni ipotesi di scissione. "Non abbiamo rischi di questo genere", dice il segretario Pd incontrando i giornalisti alla Camera, ma è ormai chiaro quanto le tensioni interne si stiano facendo sempre più forti. Le polemiche legate all’esclusione di Matteo Renzi dai grandi elettori della Toscana per il nuovo Capo dello Stato hanno ulteriormente incrinato una già debole stabilità interna, mentre Rosy Bindi si rende protagonista dell’ultimo affondo contro Bersani dichiarando che un eventuale esecutivo "di minoranza" del Pd, varato grazie all'astensione del Pdl, rischierebbe di far finire il partito tra le mani di Silvio Berlusconi. Anche Massimo D’Alema, dopo un recente incontro proprio con il rottamatore fiorentino, ha confermato che “quel voto è stato un errore”, dicendosi però convinto che non ci sia stata “nessuna telefonata” da Roma, come invece sostenuto da Renzi su Facebook. Il presidente uscente del Copasir, come Bersani, ha quindi allontanato ogni ipotesi di scissione: “Non mi pare che ci sia nel modo più assoluto”. E ancora, riguardo al colloquio con Renzi: “Due come noi che dovrebbero scindersi vengono invece da una cordiale e amichevole conversazione”. Secondo il giornalista e blogger Mario Adinolfi, contattato da IlSussidiario.net, qualcosa all’interno del Pd sta effettivamente avvenendo. Non una vera e propria “scissione”, ma un radicale cambiamento che comunque porterà i diversi protagonisti su strade differenti.

 

Cosa crede stia accadendo nel Partito Democratico, in particolare dopo l’esclusione di Renzi dai grandi elettori della Toscana?

Quello che è stato fatto a Renzi è certamente molto grave. Non tanto per l’esclusione in sé, visto che la nomina a grande elettore è in fondo secondaria e puramente simbolica, ma perché il Pd ha preferito dare il proprio appoggio a un personaggio come Alberto Monaci.

 

Come interpreta una scelta di questo tipo?

Tra un 38enne sindaco di Firenze, potenziale leader di un rinnovamento del Paese e probabile punto di riferimento del futuro del partito, il gruppo del Pd ha scelto di votare un deputato 73enne della decima legislatura repubblicana, una scelta che evidentemente non tiene conto di quanto l’Italia sia stravolta. Proprio la mancata comprensione di quanto sta accadendo è all’origine dei maggiori problemi del Partito Democratico, ormai da diversi mesi a questa parte.

 

Anche D'Alema ha definito un "errore" il voto del gruppo del Pd...

 Sono lieto che anche D’Alema riconosca l'errore, a conferma del fatto che in questa fase Bersani è totalmente solo, lui con il suo fortino aggregato. Detto questo, fossi stato Renzi avrei evitato di “rivitalizzare” D’Alema, meno che mai in questa fase così delicata.

 

Un incontro, quello tra i due, che non doveva avvenire?

 Un incontro che non fa bene a nessuno, tantomeno al Paese, anche perché non vorrei che D’Alema si sia convinto di poter fare il presidente della Repubblica.

 

E' d’accordo quindi con Franceschini, il quale ieri ha detto di essere preoccupato "per la prima volta” di un rischio scissione nel Pd?