BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Vittadini: bene i saggi, ora un governissimo per 5 anni

GIORGIO VITTADINI in questa intervista al quotidiano cattolico Avvenire torna a parlare di politica e delle prospettive di ripresa per il nostro Paese. La riportiamo integralmente

Giorgio Vittadini (InfoPhoto) Giorgio Vittadini (InfoPhoto)

Riportiamo l'intervista concessa al quotidiano Avvenire da Giorgio Vittadini e pubblicata oggi sul quotidiano della CEI.

«Il lavoro dei saggi è tutt’altro che inutile, riporta l’attenzione sulle questioni concrete, su tutto quello che i partiti sembrano drammaticamente aver dimenticato, portandoci alla situazione in cui siamo». Giorgio Vittadini non cambia idea. Per Vittadini l’idea della larga coalizione che incoraggiò - ospite Mario Monti - in apertura dello scorso Meeting non si è conclusa, anzi è solo all’inizio.

I partiti sembrano incapaci di andare oltre il proprio interesse.
Non è innanzitutto una questione politica, lo stallo attuale è una conseguenza dello smarrimento dell’idea di convivenza civile, di unità di popolo, un fattore antropologico prima che politico che rimanda alla perdita del senso dell’io, come ricordava don Carron nella lettera a Repubblica.

Quanto paghiamo una campagna elettorale in cui ognuno si è proposto come risolutore del tutto?
È l’effetto dell’idea sbagliata di politica che diventa tutto, e dell’uomo o del partito soli al comando. Un’idea avvalorata da alcuni editorialisti che hanno creduto applicabile al nostro Paese un modello di bipolarismo anglosassone che da noi ha creato disastri.

E ora siamo al tripolarismo dei veti incrociati. Come se ne esce?
Riprendendo in mano la cultura che si è tentato di cancellare come un problema, ma che ha fatto grande il nostro Paese: la capacità di rapportarsi con l’altro, con culture diverse, facendo emergere il meglio, le eccellenze. È da lì che bisogna ripartire.

E sulle riforme?
È vero il contrario di quel che si dice di solito: "Il Parlamento rallenta i tempi", "Più poteri al governo". È vero invece che il Parlamento deve tornare a essere il luogo del dibattito per trovare soluzioni condivise, confrontandosi nelle commissioni: l’idea di cambiare il Paese per Finanziarie è sbagliata e pericolosa, altro che più poteri al governo.

Bene quindi la spinta dei saggi sulla legge elettorale?
Abbiamo concepito un Parlamento di esecutori e di gruppi armati l’uno contro l’altro scelti direttamente dai vertici dei partiti. È una stortura che va assolutamente superata restituendo potere di scelta ai cittadini. Ma non basta la legge elettorale, serve un nuovo spirito costituente, come nel ’46.

Il lavoro dei saggi può aiutare?
Hanno fatto un lavoro enorme, ed è da lì che bisogna ripartire, sfruttando la felice intuizione di Napolitano di riportare il dibattito sui contenuti, sulla realtà, nominando persone di grande spessore.

Ancora larghe intese, quindi?


COMMENTI
15/04/2013 - Ha ragione Vittadini (Claudio Baleani)

Hanno ragione Marongiu e Vittadini. In realtà il bipolarismo c'è sempre stato. Quello che manca è il confronto nel merito. E' giusto quello che dice Vittadini. Mi domando: ma se questo confronto, che giustamente Vittadini vuole, non si attiva e il governo non si riesce a fare, si può pensare che il 69,7% dei voti degli italiani rappresentati in parlamento esca dall'aula per far passare un monocolore del PD? E per fare cosa? Si può pensare di continuare lo scontro senza avere nelle istituzioni un sistema dove lo scontro trovi nel giudizio degli elettori una soluzione? Un sistema c'è. Si chiama presidenzialismo. Il presidenzialismo non risolve la carenza di proposte, ma apre il confronto democratico sul merito e soprattutto distrugge la logica di partito che crea legami fittizi. Nella nostra storia noi abbiamo avuto l'epoca dei prefetti di ferro con poteri sugli enti locali enormi e proprio in quell'epoca c'è stata una fioritura di opere e di presenza sociale dei cattolici, dei socialisti, dei comunisti e anche dei liberali. E' questa marmellata di oggi che porta ad idee strampalate di un governo PD, molto frazionato al suo interno, di minoranza mettendo lo spauracchio di un Berlusconi che si fa assolvere dal Parlamento. E' una sciocchezza per il semplice fatto che nessun politico può in Italia garantire questo risultato.

 
14/04/2013 - Vittadini ha ragione in pieno (Ivio Nicola Marongiu)

Caro Crippa nel 48 la DC di De Gasperi stravinse "inaspettatamente" le elezioni e aveva tutti i numeri per governare. Nel 75 (mi sembra)la DC e alleati avevano i numeri e governarono chiedendo tuttavia al PCI di aiutare L'Italia ad uscire dalla crisi con l'astensione. Ma, ripeto, c'erano i numeri. Oggi no,non ci sono i numeri per un governo omogeneo di sinistra, ma oggi c'è la stessa gravissima crisi dell'Italia, come nel 48 e nel 75. Che si fa? Ha pienamente ragione Vittadini: si fa un governo di solidarietà nazionale chiedendo ai partiti rappresentanti delle culture popolari del Paese, di concordare una strada per la ripresa-rinascita-risorgimento dell'Italia. Altrimenti subito al voto. A me sembra ovvia l'alternativa. Ragionare in maniera diversa, a questo punto, a pazienza scaduta, mi sembra un capriccio da bambini.

 
13/04/2013 - "Governissimo" è diverso da "Non sfiducia" (Giuseppe Crippa)

Occorre dare atto a Vittadini di essere più che legittimato a chiedere un “governissimo” perché già in tempi ormai lontani sosteneva per esempio: “…Parlando di governo istituzionale e di altro: ci vuole qualcosa di simile a quello che è successo nel 1948. Allora c’era un bipolarismo molto forte ed elezioni molto dure ma c’era un accordo di fondo sui temi per lo sviluppo comune di un Paese. Mi sembra che, in un momento di crisi economica e di problema istituzionale, occorra che ci sia un accordo su questo tema: noi promuoviamo l’Intergruppo per la Sussidiarietà, parliamo di bipolarismo mite, vogliamo il paragone, perché senza questo si va a sportellate e si fa fuori l’Italia...” (Meeting di Rimini, 21 agosto 2007). Personalmente la formula del “governissimo” non mi piace perché penso che chi ha perso le elezioni – ed il Centro Destra ha perso – non possa pretendere di essere messo sullo stesso piano di chi ha pur faticosamente vinto. Se il Centro Destra ha davvero a cuore il governo del Paese garantisca la governabilità con una astensione costruttiva ma non chieda ministeri (o peggio ancora, salvacondotti et similia).