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NUOVA LEGGE ELETTORALE/ Onida (Saggi): uninominale a doppio turno e proporzionale

Pubblicazione:lunedì 15 aprile 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 15 aprile 2013, 8.59

Valerio Onida Valerio Onida

La commissione dei saggi scelti dal presidente Giorgio Napolitano ha presentato la sua relazione conclusiva nelle mani del capo dello Stato. Il Quirinale ha evidenziato le “posizioni comuni” dei saggi e incoraggiato le singole forze politiche ad “analoghi sforzi di buona volontà di intesa”. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Valerio Onida, uno dei saggi della commissione.

 

Per quale motivo nella relazione finale dei saggi si sottolinea che la legge elettorale deve essere cambiata?

La legge elettorale attuale va cambiata, perché ha due difetti fondamentali. Il primo è il premio di maggioranza senza soglia, con il 55% dei seggi a chi ha un voto in più degli altri. Ciò incentiva a formare coalizioni di qualunque tipo, anche eterogenee, pur di spuntare un voto in più, anziché scommettere su una proposta significativa, giusta e coerente. Il secondo difetto è che la designazione della candidatura è rigida, nel senso che non intervengono gli elettori, ma vi sono delle liste bloccate con tutto il potere nelle mani dell’apparato centrale dei partiti.

 

Quale opzione preferisce tra le diverse possibili riforme elettorali?

L’uninominale a doppio turno sarebbe un ottimo sistema, e a mio avviso il migliore. E’ vero che nel collegio uninominale alla fine vince un solo candidato, e quindi nel singolo collegio non ci sono rappresentanti delle minoranze. Condivido quindi l’idea di mantenere una quota di proporzionale per correggere questo effetto. Il pregio di questo sistema elettorale è che le affinità, e quindi la formazione di una maggioranza nel singolo collegio, avviene con il voto anche da parte di elettori che in partenza votano per candidati di formazioni e partiti diversi. Se nel primo turno nessuno dei candidati ha la maggioranza assoluta, nel secondo avviene un ballottaggio fra i primi due con gli elettori che scelgono sulla base delle affinità.

 

Attraverso quale di queste diverse soluzioni i cittadini possono tornare a essere protagonisti? Lei reintrodurrebbe le preferenze?

Ci vuole un sistema nel quale la formazione della maggioranza, a livello nazionale o nel singolo collegio, sia data dal 50% più uno degli elettori, e non anche dal 30% come con l’attuale sistema. La quota proporzionale può inoltre servire a dare rappresentanza alle minoranze, aumentando la partecipazione degli elettori. Per quanto riguarda le scelte all’interno delle liste, se si fanno grandi collegi è inevitabile che si ricorra alle preferenze. Mentre nei piccoli collegi, dove si eleggono solo tre o quattro deputati, ciascun partito si identifica con il volto di quei tre o quattro. Può quindi essere meno importante che ci sia la preferenza, in quanto ci si trova già all’interno di un sistema che dà agli elettori la possibilità di stabilire un rapporto più diretto con gli eletti. Da questo punto di vista il collegio uninominale è il migliore, perché chi è eletto è il rappresentante di quel collegio e sono gli elettori che lo scelgono.

 

A cosa serve l'albo dei lobbisti? Può diventare fattore di discriminazione rispetto a tantissime realtà che nascono in Italia?


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