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QUIRINALE/ Berlusconi, Bersani, Grillo: il patto dei finti "responsabili"

Silvio Berlusconi (InfoPhoto) Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Col risultato di aver gettato il Pd in una guerriglia siriana, di avere contro praticamente tutti, da Renzi a D’Alema, di aver persino suscitato dal nulla la figura di Fabrizio Barca, il nuovo Prometeo scatenato. Così ora, lui che forse si è convinto che una scelta condivisa per il Quirinale sarebbe utile, e la offrirebbe pure al Cavaliere, ha tre quarti del suo partito a impedirglielo e a remare per Romano Prodi, la scelta più sgradita a Silvio Berlusconi. E va da sé che anche un governo di larghe intese, o di emergenza, in questo quadro si allontana.

Tale è il disastro del Pd che fargli gol è facile come alla difesa dell’Inter. Tanto che ci riesce pure il Pdl. Persino Silvio Berlusconi, in questa fase, sembra incarnare i crismi della responsabilità: vuole un presidente della Repubblica condiviso, offre governissimi, non si oppone (quasi) a nessun nome. Non fosse che si tratta di un trompe-l’oeil ingannevole. A guardar meglio, la linea di Berlusconi è a responsabilità molto limitata. Bisognerebbe dimenticare che a licenziare un governo di larghe intese era stato il suo partito, e lui stesso a sfasciare preventivamente ogni possibile scenario condiviso per il dopo voto. Ha “non perso” le elezioni su una linea antieuropea e populista che oggi sarebbe costretto a rinnegare, se fosse chiamato al governo. Inoltre il suo veto minaccioso su Prodi – “sarà guerra civile”, “fuggiremo dall’Italia” – avrà anche molti e buoni motivi personali, o persino politici. Ma da un punto di vista formale, cioè sostanziale, non ha troppe ragioni d’essere. Anzi, rischia di aizzare il fronte a lui ostile, da Grillo a Vendola. È molto responsabile, tutto questo?

Che dal cozzo di queste tre irresponsabilità escano il Presidente perfetto e un campo politico praticabile, dopo le piogge di primavera, è improbabile, ma non resta che sperarlo. Che ne possa nascere una Grosse Koalition in grado di governare per più anni, è escluso. Ma rassegnarsi all’idea che si torni al voto a luglio, dopo quattro o cinque mesi senza governo, è impossibile. Il sole è tornato, chissà.

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