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QUIRINALE/ Berlusconi, Bersani, Grillo: il patto dei finti "responsabili"

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Silvio Berlusconi (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Quasi due mesi dopo elezioni inconcludenti e senza maggioranza razionale, finalmente inizia la settimana decisiva per il Quirinale. Cosa ci si può aspettare? Che un presidente sarà eletto. Ma per l’Italia l’unico miglioramento visibile è che è arrivata (forse) la primavera. Confusa e in ritardo anche lei. Infatti, nella situazione politica attuale, che quella del presidente della Repubblica sia una buona scelta sarà frutto del caso, di una carambola fortunata. Un coniglio dal cappello.

Cosa servirebbe? L’Italia è travolta da tre crisi mortali: del sistema politico, delle istituzioni, del sistema economico. In questa situazione di sbando, negli ultimi anni il ruolo del presidente della Repubblica è diventato sempre più cruciale. Non solo garante neutrale, non solo simbolo di unità, ma un vero e proprio motore immobile che rappresenta l’Italia nel contesto internazionale nel momento in cui, chiunque diventerà premier, sarà espressione di un ceto politico poco credibile e per niente legittimato. Inoltre è un playmaker che favorisce un campo di azione per i partiti, suggerisce scenari di riforme. Infine tiene a bada la rissosità e le ingerenze della magistratura, interpretando in modo attivo il ruolo di capo del Csm. Poiché il Presidente della Repubblica è oggi tutto questo, prima ancora che un “nome condiviso” serve un politico vero, meglio se bravo. Non un papavero da società civile, non un nuovista da vetrina, non un estremista mascherato.

Ma se è chiaro cosa servirebbe, è dubbio che ci si riesca. E lo Spirito Santo, qui, non aiuta. E questo, nonostante la parola che retoricamente più si sente pronunciare sia “responsabilità”. Assieme al quasi sinonimo appiccicaticcio “condivisione”. Ma sono parole affogate in un quadro politico dominato da tre schieramenti parimenti irresponsabili, guidati solo da confusi interessi di parte.

Più semplice decifrare l’irresponsabilità dei grillini, con le loro pasticciate “quirinarie” e la loro lista di impresentabili e improponibili: dal mozz’orecchi costituzionale Gustavo Zagrebelsky a Milena Gabanelli, telegiornalista brava ma a zero competenza politico-istituzionale. Eppure, rischiano di essere decisivi nell’elezione del presidente della Repubblica. 

I due veri problemi della politica italiana sono però Pd e Pdl, ovvero Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Il segretario democratico che “non ha vinto” le elezioni da più di cinquanta giorni sta giocando una partita personalista: inseguendo Grillo, regalando alla retorica della società civile le presidenze di Camera e Senato, rifiutando ogni ragionevole apertura a un governo di larghe intese – che durasse qualche mese o di più – nel tentativo disperato di salvare la sua personale ghirba politica, e quella della sua rottamanda classe dirigente. 


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