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SCENARIO/ Finetti: Bersani ostaggio dei vecchi mali del Pci (e di Berlusconi)

Per UGO FINETTI, la scelta di un presidente che goda dei consensi di Pd e Pdl e il ritorno al voto permetterebbero di sgonfiare il M5S e di riportare il Pd nella carreggiata istituzionale

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

“L’elezione del presidente della Repubblica pone Bersani di fronte a un bivio: da un lato il colpo di mano con l’aiuto di una parte dei deputati del M5S, dall’altra la scelta di una figura di sinistra che non dispiaccia a Berlusconi. La prima opzione porterà il Pd all’implosione, la seconda può sgonfiare il fenomeno Movimento 5 Stelle”. Ad affermarlo è Ugo Finetti, condirettore di “Critica sociale”, a commento delle polemiche che stanno lacerando il Partito Democratico.

Qual è il senso della lotta che negli ultimi giorni si sta consumando all’interno del Pd?

Si trascina un dualismo che è stato più volte notato, e che è emerso nello “scontro” tra Napolitano e Bersani. Napolitano indica una linea istituzionale e di salvaguardia di parametri nazionali. Bersani d’altra parte esprime un atteggiamento di ricerca di consensi di stampo movimentista. Si ripete una vecchia dialettica che ha le sue origini nel Pci, al cui interno c’era chi pensava allo sviluppo dei rapporti politici con gli altri partiti e chi invece privilegiava la scelta di guardare ai movimenti, perseguendo un disegno che consisteva nell’egemonizzare lo schieramento basandosi su interlocutori secondari.

Perché continuano a riproporsi ancora oggi queste vecchie dinamiche?

Leggi elettorali raffazzonate e l’incapacità di scelte politiche coerenti hanno portato a una sconfitta del maggioritario. Si sono cioè affermate più polarità, e dalle elezioni è emerso un tavolo a quattro anziché a due. Di fronte a questa situazione transitoria, il Pd è il partito di maggioranza della coalizione più forte ma che non ha vinto. Ora ha di fronte a sé la possibilità di scegliere un capo dello Stato concordato e non di frontiera, con una soluzione che consenta una tenuta anche sul piano internazionale.

Che cosa accadrebbe se Bersani optasse per un presidente condiviso?

Si tornerebbe al primo scenario delineato da Bersani subito dopo avere conosciuto il risultato elettorale. La sua prima reazione era stata quella di tornare subito al voto. Poi si è corretto, ma la linea del segretario del Pd rimane quella. Ciò è facilitato dal fatto che anche Berlusconi ha lo stesso obiettivo. In questo modo Bersani e Berlusconi potrebbero portare avanti una campagna elettorale contro Beppe Grillo e contro Mario Monti, e avrebbero quindi una possibilità di risalita. L’elettorato di sinistra che ha votato Grillo vedrebbe così che quello per il M5S è un voto inutile e che rischia di favorire Berlusconi.

E quindi?