BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA/ La sconfitta di Marini è una vittoria dell’Italia peggiore

Pubblicazione:giovedì 18 aprile 2013

Franco Marini (InfoPhoto) Franco Marini (InfoPhoto)

Dunque, fuori Marini, un sindacalista, uno che s’è fatto le ossa sui temi dell’economia e del lavoro, come se non fossero questioni rilevanti per il paese. Dentro magari un intellettuale che è stato quattro volte parlamentare, parlamentare europeo, ma è che è tanto fuori dalla casta da essere tra i fondatori di Repubblica, per esempio.

Niente di personale, ma il fatto che sia socio onorario di un’associazione che si occupa della depenalizzazione dell'eutanasia, qualche problema dovrebbe darlo per esempio all’anima cattolica del Pd, quella cui vanta di appartenere Renzi. Che proprio a Repubblica ha affidato le sue riflessioni liberali, spiegando che un Presidente non lo si elegge in quanto cattolico, ma in quanto rappresentativo e garante dell’unità del paese. Non importa se è un candidato lontanissimo da lui e da quel papa Francesco che nomina come modello di un’era nova. Se è in grado di parlare fluidamente in inglese con Obama… Su, un po’ di coraggio, sindaco, non siamo sempre da Amici. Un candidato per spaccare il Pd e far fuori Bersani, questa la verità, e se l’ambizione è lecita, la pazienza e l’attesa dei tempi giusti sono il segno di una grandezza politica. Renzi che appoggia Rodotà. Che curiosamente piace tanto a Grillo, che voleva un rinnovamento della classe politica. Un homo novus, appunto. Un uomo giovane. E pure il comico si appella a papa Francesco, che fa tanto trendy, di questi tempi.

Peccato davvero che Bersani ci abbia messo tanto a scegliere per il bene dell’unità vera del paese. Che non abbia seguito alla lettera i consigli di Napolitano, fregandosene di fiorentini, turchi e compagnia. Doveva azzardare subito, spiazzando, le sue mosse, senza tentennamenti e tortuosità. Insieme per le riforme, e poi al voto, ognuno per la sua strada. Mettere Grillo a fronte di qualche responsabilità, facciamo capire agli italiani che gioca allo sfascio, e nient’altro. In questo Renzi ha ragione. Doveva osare o ritirarsi, Bersani. Non regalarci a vent’anni di distanza il bis tragico della ferita che portò alla fine della Dc. I supponenti onorevoli che lui ha portato al potere non l’hanno a cuore, né il suo partito né il paese. A loro bastava arrivare, e sorridere come le magliaie di rivoluzionaria memoria, che sferruzzavano compiaciute mente nelle piazze si ergevano le ghigliottine.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.