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Politica

LETTERA A REPUBBLICA/ Renzi e il cattolico al Colle? Non gli interessa, fa solo politica

Difficilmente si può intravedere nel veto posto da Matteo Renzi all’elezione di Franco Marini una reale riflessione sul ruolo del laico cristiano in politica. Il commento di MATTEO FORTE

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Caro direttore, ho seguito la discussione che si è sviluppata tra i due amici, Alvaro e Castellin, sulle pagine de ilsussidiario.net a proposito della lettera di Renzi a Repubblica. Mi sono fatto un’idea: la questione mi sembra mal posta. E cioè: non credo affatto che il sindaco di Firenze intenda mettere a tema la presenza dei cattolici in politica. Tanto meno sbarrare a Franco Marini la salita al Colle in quanto cattolico. Renzi ha fatto un’operazione squisitamente politica. Ponendo il veto sul nome dell’ex sindacalista provoca Bersani in uno dei peggiori momenti di vita di un Pd sull’orlo della scissione. Il segretario del partito sa bene che, per quanto Renzi non sia stato nominato grande elettore, quest’ultimo dispone di un congruo numero di potenziali franchi tiratori, in grado di sconquassare in “mondovisione” il gruppo parlamentare di maggioranza relativa.

Tuttavia, Bersani ha accettato la sfida rilanciando per il Quirinale proprio Franco Marini come nome condiviso con il Pdl. Non è un mistero nemmeno il fatto che Renzi non voglia un capo di Stato frutto di un accordo tra Berlusconi e Bersani, perché sarebbe preludio a soluzioni sul governo che rinvierebbero le urne spingendo più in là le aspirazioni del sindaco di Firenze. Cosa molto probabile, invece, nel caso uscisse un nome di rottura come quello di Romano Prodi, guarda caso un cattolico che non dà alcun fastidio a Renzi.

Dunque, la lettera su Repubblica svela solo intenti strategici di un leader emergente che, d’improvviso e per dolo altrui, non può condurre i giochi per il Quirinale da dentro il Parlamento. E benché il sindaco democratico si presenti come “il” nuovo, non sembra affatto sprovveduto rispetto alle categorie molto datate della politica italiana. Chi parla di “un cattolico” al Colle, infatti, da sempre usa l’espressione per dire che a Palazzo Chigi ci debba andare “un laico”. Ma bisogna intendersi sul significato di queste accezioni: la fede non c’entra nulla. Nella prima Repubblica “un cattolico” coincideva con un democristiano, mentre “laici” erano gli appartenenti a Psi, Psdi, Pri e Pli. La compagine governativa era la stessa (il pentapartito), ma le due figure a cui era affidata la guida del Paese dovevano esprimere ciascuna un’anima differente.

È il caso dei governi De Gasperi in contemporanea alle presidenze dei liberali De Nicola ed Einaudi, o di quelli del Dc Rumor sotto il socialdemocratico Saragat, piuttosto che dei ministeri Craxi con Cossiga presidente della Repubblica. Parallelamente, oggi, quando nel Pd si parla del turno di un cattolico al Quirinale vuol dire solo una cosa: l’obiettivo è Bersani al governo. E magari il tutto con l’assenso del Cavaliere.  


COMMENTI
19/04/2013 - Un segno di speranza (Antonio Autieri)

Ottima analisi, anche storica, e soprattutto un grande segno di speranza. Se ci sono ancora politici, in questo caso anche giovani, con questo cuore e questa ragione, si può (prima o poi) uscire dal tunnel in cui la politica italiana si è ficcata.