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QUIRINALE/ Stefania Craxi: Amato al Colle? Meglio D'Alema...

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Giuliano Amato (InfoPhoto)  Giuliano Amato (InfoPhoto)

Le persone in grado di eguagliare il suo cursus honorum, a contarle, non raggiungono la decina. E’ stato più volte parlamentare, più volte ministro, e presidente del Consiglio. Professore universitario, già presidente dell’autorità garante per la concorrenza e il mercato, ha attraversato indenne due Repubbliche; tre, se diamo per buono che ci accingiamo a entrare nella terza. Uomo per tutte le stagioni e tutti i partiti, milita da sempre nel centrosinistra ma vanta ottimo rapporti col centrodestra. E con Berlusconi. E vanta pure ottimi rapporti con la politica e il mondo degli affari internazionali. Da tempo, si è ritagliato un ruolo da riserva della Repubblica, assumendo l’incarico di presidente della Treccani. Insomma, le carte per diventare il prossimo presidente della Repubblica sembrano in regola. Niente di tutto ciò, probabilmente, sarebbe mai accaduto se lungo la strada non avesse incontrato Bettino Craxi di cui, all’interno del Psi, fu avversario per poi diventarne consigliere economico e sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Un debito enorme. Che, secondo molti, non è mai stato sanato. Abbiamo parlato di tutto ciò con Stefania Craxi.

 

Senza Craxi, Amato sarebbe mai esistito?

Diciamo che da sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha avuto modo di seguire passo dopo passo il governo di mio padre, dalla lotta all’inflazione alle misure per lo sviluppo; e, soprattutto, era presente quando l’Italia entrò tra i Grandi della terra. Per lui, fu un'esperienza determinante.

 

Crede che abbia ripagato il suo debito?

La questione è piuttosto controversa. E’ indubbio che non solo non fu presente ai funerali di mio padre, ad Hammamet, ma neppure gli fece mai visita durante l'esilio. Gli va anche riconosciuto, tuttavia, che ha partecipato a diversi incontri pubblici in cui si parlava di Craxi. In un’occasione, in particolare, ebbe a dire che il Psi non era il partito di Ali Babà e dei 40 ladroni. D’altro canto, lo fosse stato, Amato sarebbe stato il vice-ladrone capo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che ogni volta che c’era qualche scandalo da gestire in seno al partito, si richiedeva l’intervento di Amato.

 

E’ tutto ciò è sufficiente per considerare il debito pagato?

Mettiamola così: l’ho rimproverato quando ha taciuto, e gli ho dato atto di aver parlato quanto lo ha fatto. Aggiungo che se diventasse presidente della Repubblica, avrà modo di compiere quei gesti pubblici in grado di ripristinare definitivamente l’onore della memoria di mio padre. Non solo: mi auguro che, se succederà a Napolitano, riesca a dar prova di quella tempra che non ha mai dimostrato di avere.

 

In quali occasioni gli è più mancata?


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