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ELEZIONE QUIRINALE/ Polito: Grillo spinge Bersani nelle braccia di Prodi

La strada dell’accordo con il Pdl, spiega ANTONIO POLITO, si fa per il Pd sempre più impervia. Il gruppo dirigente, infatti, non ha più la forza per fare altro se non accontentare l’M5S

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Non è stata quell’elezione rapida, indolore e all’insegna della riconciliazione  che si sperava. La candidatura di Marini si è rivelato un flop, e ad averla avuta vinta sono stati i franchi tiratori. Che poi, a metterli insieme, potrebbe tranquillamente costituire un gruppo parlamentare di notevoli dimensioni. Alla prima votazione, infatti, l’ex presidente del Senato ha preso 521 voti. Ora, se si considera che il quorum era di 672 voti, che Pd e Pdl, Lega e Scelta civica, assieme, ce l’avrebbero fatta tranquillamente, e che l’M5S e Sel hanno votato Rodotà, vuol dire che i 151 parlamentari che mancano all’appello (tolti i 50 renziani che hanno anch’essi dichiarato esplicitamente che non avrebbero votato il candidato unitario) provengono proprio dalle fila di chi ha fatto l'accordo. Ora che succede? I gruppi che sin qui hanno sostenuto Marini continueranno a votare scheda bianca per poi riproporlo dalla quarta votazione in poi (quando sarà necessaria la sola maggioranza assoluta)? Oppure, messo da parte il lupo marsicano, si tenterà di convergere su un altro candidato? Lo abbiamo chiesto all’editorialista de Il Corriere della Sera Antonio Polito.


Era prevedibile un insuccesso del genere?

Credo che le dimensioni che ha assunto la rivolta, all’interno del Pd, contro Bersani, non era prevedibile. Non siamo di fronte alla semplice dissidenza di una corrente, ma all’esplosione del partito: ognuno ha votato come gli pareva.

 

Lei è sicuro che i franchi tiratori provenissero in gran parte dal Pd?

Sicuro no, ma è ragionevole supporlo. Tra la prima e la seconda votazione, infatti, D’Alema ha triplicato i suo voti, Chiamparino li ha più che raddoppiati, Rodotà ne ha persi 10, mantenendosi pur sempre a quota 230: un numero, cioè, superiore ai parlamentari dell’M5S e di Sel. Tutti questi voti, evidentemente, provenivano dal Pd, il cui ordine di scuderia era consistito nel votare, al secondo giro, scheda bianca.

 

Alla quarta votazione, il candidato unitario di Pd e Pdl sarà ancora Marini?

Mi sembra scontato che, ormai, si tratta di una candidatura che il Pd non è più in grado di reggere. Magari, il Pdl potrebbe anche essere disposto a riprovarci. Ma il Pd no. Del resto, Marini è stato respinto dalla stragrande maggioranza dei grandi elettori.

 

Si tenterà comunque di individuare un nome condiviso?

Dubito che il gruppo dirigente del Pd abbia la forza per proseguire sulla strada di un rapporto con il centrodestra.

 

Quali carte gli restano da giocarsi?


COMMENTI
19/04/2013 - Abbracci per noi quando? (claudia mazzola)

Mi sembra i politici vengano da un altro pianeta ,sono fuori dalla realtà. Ho appena parlato con un agente della A2A, prima con famiglia avevano ben 4 distributori di benzina, li hanno chiusi, non ci stavano dentro. Qui intorno è tutto una perdita di lavoro. Meno male che al Governo lavorano, almeno loro!