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ELEZIONE/ Quale presidente della Repubblica? Ecco i nomi che "sopravvivono" al Pd

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L’altro scenario è in queste ore l’incubo del Pdl: Romano Prodi. Forse è quello che ricompatterebbe maggiormente il centrosinistra (anche se nelle settimane scorse si parlava di almeno 50 grandi elettori Pd pronti a non votarlo, e a dichiararlo pubblicamente). Forse potrebbe avere in tutto o in parte i voti di Scelta Civica in virtù della fede europea condivisa con Monti. Forse potrebbe attrarre una parte dei grillini. Verso il centrodestra la scelta del professore bolognese avrebbe però l’effetto di una dichiarazione di guerra, tale da trasformare il Senato in una provincia di Beirut. Non a caso Berlusconi insiste sull’alternativa secca: o accordo con noi per un governo condiviso, oppure elezioni subito. Non dissimile sarebbe a destra l’accoglienza su Sergio Mattarella. E Stefano Rodotà, candidato da grillini e Sel, in fondo ha raccolto solo una ventina di consensi targati Pd.

Ma che grande sia la confusione sotto il cielo del Pd è dimostrato dalla girandola di nomi circolati nel giorno della grande sconfitta. Uno dei giornalisti più vicini a D’Alema, Pasqualino Laurito, autore della celebre “Velina rossa”, ha fatto circolare l’ipotesi di Mario Draghi, governatore della Banca centrale europea. Ma sono circolati  anche quelli di Sergio Chiamparino (ex sindaco di Torino, 91 voti al secondo scrutinio, soprattutto renziani), Anna Maria Cancellieri (ministro dell’Interno lanciata da Mario Monti), oppure di qualche giudice della Corte costituzionale come Sabino Cassese, mentre solo sussurrate sono state le ipotesi di Valter Veltroni e Luciano Violante.

Comunque vada, per Bersani non sarà un successo. E soprattutto sarà l’inizio di una resa dei conti che lo vede sempre più lontano dall’agognato approdo a Palazzo Chigi e sempre più vicino alle dimissioni che oggi solo il sindaco di Bari Michele Emiliano ha avuto il coraggio di chiedere apertamente. Renzi in posizione di attacco non fa presagire per lui niente di buono.

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