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NAPOLITANO & I SAGGI/ 1. Ecco perché Pd e Pdl non li vogliono

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E, a breve, anche per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica potrebbe prodursi lo stesso esito, con la conseguenza sbilanciata e di dubbia costituzionalità di avere le tre cariche di garanzia costituzionale tutte di una sola parte politica, la quale, però, in quanto minoritaria, è incapace di esprimere il governo. Del resto anche il tentativo di indurre alle dimissioni Napolitano, come soluzione allo stallo, non era del tutto disinteressato. Si diceva: il Presidente, essendo nel semestre bianco di fine mandato, non può sciogliere le Camere e andare a nuove elezioni; le sue dimissioni e un nuovo presidente invece lo possono consentire. 

In realtà l’esito di nuove elezioni non era affatto scontato, in quanto il nuovo capo dello Stato (tecnicamente eleggibile senza i voti di Pdl e M5S a causa dell’abnorme premio di 200 deputati al Pd, che in seduta comune annullano il gap al Senato) avrebbe ben potuto non sciogliere le Camere e magari assecondare le richieste di chi vorrebbe tentare di formare un Governo con qualche senatore grillino in soccorso. Certo, al posto della nomina delle due Commissioni, Napolitano avrebbe potuto individuare direttamente una figura istituzionale o di particolare autorevolezza, lasciando a questa il compito di costruire una maggioranza possibile, ma evidentemente non si è fidato, temendo che un nuovo premier incaricato sarebbe finito nel tritacarne dei veti incrociati. Così il capo dello Stato ha preferito verificare personalmente che prima di tutto si realizzi una pur minima base programmatica condivisa, per poi eventualmente individuare una personalità in grado di realizzarla, raccogliendo la fiducia del Parlamento. Si tratta di un atto di prudenza e − questa sì – saggezza: solo infatti spendendo in prima persona tutta la sua autorevolezza, il presidente Napolitano potrà evitare che all’interesse del Paese si antepongano gli interessi elettorali delle coalizioni.

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