BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

BEPPE GRILLO & RODOTA'/ A cosa dobbiamo questa dilagante infatuazione?

Stefano Rodotà pare essere il nome per mettere d'accordo grillini e piddini per risolvere lo stallo dell'elezione del Presidente della Repubblica. Ma perchè piace così? Ne parla MONICA MONDO

Stefano Rodotà (Foto: Infophoto)Stefano Rodotà (Foto: Infophoto)

Da dove arriva questa infatuazione dilagante per Stefano Rodotà? I lettori non assidui di Repubblica possono averlo dimenticato: garante della privacy, si ricorda, ma nessuno sa bene queste famose Authority cosa facciano e di che si occupino i loro Presidenti, visto che di privacy ne abbiamo ben poca, e ce n’è poca soprattutto quando serve accolpire politicamente qualcuno.
Inserito tra i dieci prescelti dalle elezioni on line dei grillini in rete (40.ooo persone all’incirca, ma i dati non li sappiamo davvero. Evidentemente tutti lettori di Repubblica) nel deserto di figure di riferimento accettabili dalla sinistra sta salendo di giorno in giorno nel gradimento, e tutti a tesserne le lodi di correttezza e onestà. Ci mancherebbe, c’è da dire, almeno sul Presiednte della Repubblica ci possiamo arrivare, a queste virtù basilari, e finora non abbiamo visto salire al Colle dei poco di buono. Ma questo è colto, un intellettuale di livello, (incontrando Obama parlerebbe un fluente inglese, altro che i sindacalisti abruzzesi) costituzionalista, docente emerito di diritto civile alla Sapienza. Quando lo legge e lo ascolta, Vendola ha un brivido e si sente a casa. Saggista, editorialista del giornale che ha contribuito a fondare, Repubblica, appunto (ma è pure il papà di Maria Laura, che scrive sul Corriere della Sera, quindi è una famiglia non schierata, si potrebbe dire). E’ un europeista, tra gli autori della Carta dei diritti dell’Unione Europea.
Che c’azzecca con Grillo? Saperlo. Anche perché fino a qualche mese fa diceva del comico ligure che era un pericoloso populista. Avrà cambiato idea, la coerenza è la virtù degli stupidi. E’ un homo novus? Ha 80 anni, ma soprattutto è stato 4 volte parlamentare, una vota parlamentare europeo, prima radicale, poi ha litigato con Pannella, che non l’ha perdonato, poi nel Pci, nel Pds, poi è stato fatto fuori coi soliti metodi della ditta da candidato alla Presidenza del Senato. Comunista fino a un certo punto, dunque. Ha firmato un articolo neoliberista da far impallidire perfino i giovani turchi contestando la decisione del Paramento di inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione. Ed è solito accomunare in un disprezzo sufficiente “le due chiese, quella marxista e quella cattolica”, che dominerebbero l’Italia condannandola all’arretratezza, sostiene. Parla delle due anime che hanno fondato questo paese, ma essendo uno spirito giovane bando alle nostalgie del passato, il futuro chiede di osare, è l’ora di un’Italia laica, che “sarebbe certamente migliore”. Cosa vuol dire laica?
Che non devono diventare tutti preti e suore? No, significa che bisogna dare alla religione il proprio ruolo. Chi lo dà? Lo Stato. Qual’è il suo ruolo? “Una Chiesa aperta ai segni dei tempi, alle esigenze della società”. No, lui non è laicista, ma laico. E lo spiega nel suo ultimo libro, dal titolo omonimo. La Chiesa stia al proprio posto. Dia indicazioni sulle questioni sociali, ad esempio, dove sa operare bene e supplire efficacemente a un welfare scadente. Su altre che riguardano i diritti e la libertà personale no, queste sono questioni personali, la fede non centra. Centra la scienza, guida del progresso, di una religione civile che può finalmente portarci tra i paesi moderni d’Europa. Qualche esempio?