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DIETRO LE QUINTE/ Il "becchino" D’Alema impallinerà anche Cancellieri e Grasso?

Massimo D'Alema (InfoPhoto) Massimo D'Alema (InfoPhoto)

In una situazione di profonda lacerazione per il PD potrebbe diventare meno pericoloso ragionare su ipotesi esterne, e magari dal profilo istituzionale. Una candidatura che potrebbe riprendere quota è quella del presidente del Senato Piero Grasso. Due i punti a suo favore: il curriculum di magistrato antimafia e il lasciar libera – in caso di trasloco al Quirinale – una poltrona come quella della presidenza del Senato, che potrebbe andare al PDL. 
Per la verità, il nome che circola con sempre maggiore insistenza è quello del ministro dell’Interno uscente, Anna Maria Cancellieri. Ha fatto bene al Viminale, ha l’esperienza di prefetto e di commissario in alcune delicate situazioni come Bologna e Parma, ed in più è pure donna. Mario Monti sta lentamente costruendo intorno a lei il consenso. Ha prima preteso che Scelta civica facesse quadrato, ottenendo nove voti in più di quelli su cui sulla carta poteva contare. Poi ha presentato la designazione a Berlusconi, ottenendo un via libera condizionato al consenso del PD. Ora la palla è tornata nel campo di Bersani e dei suoi, che dovranno decidere in fretta. Il rischio per loro è di trovarsi stretti fra due fuochi: una scelta secca in un duello fra Rodotà e Cancellieri manderebbe definitivamente in pezzi quel che resta del partito di maggioranza relativa.
Qualunque sia l’esito della corsa al Quirinale, il peggio per il PD deve ancora venire. Le dimissioni di Bersani accelerano, infatti, la corsa per il ricambio al vertice, ma il principale pretendente, Matteo Renzi, esce da questo passaggio praticamente dimezzato: ha sponsorizzato, anzi quasi preteso, la candidatura di Romano Prodi, ma ha dimostrato di non tenere affatto in pugno il partito, che rischia seriamente nei prossimi mesi una (o più) scissioni.

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