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FALCE & MARTELLO/ E ora il Pd va in Barca?

Pubblicazione:domenica 21 aprile 2013

Fabrizio Barca (InfoPhoto) Fabrizio Barca (InfoPhoto)

Giunto alla fine della sua esperienza di governo in qualità di ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca ha deciso di stilare un bilancio politico-intellettuale della sua azione di governo con un documento intitolato “Un partito nuovo per un buon governo. Memoria politica dopo 16 mesi di governo – Aprile 2013”. Tuttavia, dal 12 aprile, quando ha presentato il suo documento, gli eventi politici hanno subito un’accelerazione da salto nell’iperspazio.

Il giorno prima, Barca era corso ad iscriversi al Pd, aveva incontrato prima Vendola e poi Landini, il leader dei metalmeccanici. Nel pomeriggio di venerdì 19 aprile il Pd implodeva/esplodeva in tre pezzi nel corso della votazione fallimentare per Prodi, che era stato candidato unanimemente dall’assemblea dei Grandi elettori del Pd a nuovo presidente della Repubblica. Bersani, a questo punto, ha preannunciato le sue dimissioni da segretario. Nella serata dello stesso fatale 19 aprile, i grandi elettori Pd sono stati chiamati a votare con alzata di mano una “nuova” candidatura: quella di Giorgio Napolitano. Francesco Barca, con mossa solitaria e coraggiosa, ha votato no a Napolitano, insieme ad altri tre, motivandolo con una dichiarazione di non comprensione: non capisco perché non votiamo per Rodotà o la Bonino!

A questo punto Fabrizio Barca si candida a segretario di un partito che tenga insieme la sinistra interna del Pd, i “giovani turchi”, che hanno abbandonato Bersani alla deriva, Sel di Vendola e qualche pentito del M5S. Nel giro di dieci giorni il documento si è trasformato da piattaforma intellettuale e programmatica in una lunga mozione congressuale, destinata ad affrontare la sfida con Matteo Renzi, sempre che il Pd arrivi unitariamente a congresso. Ma, a maggior ragione, se i venti di scissione non soffiassero violenti e abbattessero il Pd che finora abbiamo conosciuto. In questo caso, attorno al documento-mozione di Barca si costruirebbe un nuovo soggetto politico, con un nuovo nome. 

Fabrizio Barca tenta dunque la discesa/salita nel campo minato della politica. Ieri sera ha annunciato la presentazione per l'8 maggio di un nuovo soggetto politico assieme a Vendola e a Ingroia. Economista, docente universitario, figlio di Luciano Barca, già eroe di guerra, che entrò nel Pci provenendo dalla Sinistra cristiana, dirigente di primo piano, collaboratore di Enrico Berlinguer e Direttore dell’Unità, protagonista culturale e politico della linea berlingueriana del compromesso.

La parola d’ordine iniziatica, che ha già avuto fortuna mediatica, lanciata da Francesco Barca è il “No al catoblepismo”: espressione con la quale il coltissimo Raffaele Mattioli in un saggio del 1962 definiva e condannava l’intreccio perverso degli anni ’30 del Novecento tra banche e industria. Il “Catoblepa lybicus” è un animale della fantazoologia, tipica del mondo antico e medievale, un po’ toro e un po’ cavallo, già descritto da Plinio il Vecchio e da altri. In greco katablepo significa “guardo in basso”. Chiunque avesse guardato negli occhi il terribile animale sarebbe stato avvelenato o annichilito. Per Barca esso designa l’intreccio perverso tra “partiti Stato-centrici, macchina dello Stato arcaica e élites che li governano ambedue e che si sostengono reciprocamente, producendo un equilibrio perverso di sottosviluppo”.


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