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GRILLINI SU ROMA/ Napolitano "vendica" Bersani e argina Beppe Grillo

Nella giornata in cui l'Italia trova nuovamente il proprio Presidente della Repubblica, Beppe Grillo prima parla di una marcia su Roma, poi ci ripensa. Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

Il “semplicismo” dei “ragazzi” (anche se si battevano per un professore ottantenne) di Beppe Grillo ha semplicemente perso la battaglia del Quirinale. Fanno fatica ad ammetterlo non solo i “grillini”, ma anche i vari “tifosi” del “Movimento 5 Stelle”, sparsi qua e là tra la sinistra del Partito Democratico e dell'ala sinistra del centrosinistra, la Sel di Nichi Vendola, i guru che si acquattano tra le pieghe del vecchio giustizialismo italiano e anche alcuni commentatori di giornali che in questi anni hanno alimentato le loro fortune editoriali prendendosela solo con una parte della “casta”, quella politica, e dimenticandosi, sbadatamente, dei misfatti di ingiustizia sociale operati dai loro editori impuri, con in primo piano gli esponenti della grande finanza che si occupa, chissà per quale ragione, anche di editoria e di giornalismo e che, sbadatamente, non sono mai stati classificati come “casta”.
Il vecchio e traballante sistema politico e istituzionale italiano si è salvato dall'ondata “moralistica” per “il rotto della cuffia”, ricorrendo, per la prima volta nella storia della Repubblica, alla rielezione del Presidente uscente, un signore di 87 anni, vecchio comunista diventato da lungo tempo riformista, che, fortunatamente, conosce la politica meglio dei “nuovisti” di quest'epoca confusa.
La partita non è finita, ma questa volta il “grillismo” è andato a sbattere contro il minimo di buon senso che era rimasto e contro un ragionevole compromesso tra le forze politiche presenti in Parlamento. La partita per il Quirinale era complessa, con molti protagonisti che agivano fuori e dentro il “retrobottega”. Ma il secondo tempo di questa partita è ancora complesso in vista della formazione di un futuro governo, di larghe intese, di scopo, presidenziale o via cantando.
Beppe Grillo, a un certo punto, l'ha avuta in mano questa partita, quando è stato “silurato” Franco Marini. L'ex comico era riuscito a lanciare un altro candidato di sinistra, Stefano Rodotà, a mettere in luce i contrasti insanabili all'interno del Partito Democratico, e porsi come punto di riferimento di molti interessati protagonisti alla disgregazione del sistema. Avesse fatto confluire i voti dei suoi “ragazzi” su Romano Prodi avrebbe sbaragliato Silvio Berlusconi e spaccato il Pd e il centrosinistra.
Ma Beppe Grillo ha voluto stravincere, ha voluto quasi umiliare Pier Luigi Bersani costringendolo alle dimissioni e lanciando una autentica “opa” su tutto il Pd, puntando anche su un tantino di avventurismo di Matteo Renzi. A quel punto ha provocato un sussulto di reazione persino in un partito “colpito a morte” ed è rimasto con il suo candidato perdente, sperando nelle contraddizioni insanabili del sistema. Questa volta non gli è andata bene, come probabilmente aveva pensato.
E' stata talmente violenta la reazione dell'ex comico al risultato ottenuto da Giorgio Napolitano, che non si è solamente rivolto alla piazza , ma ha addirittura parlato di “colpo di stato” (clicca qui per la conferenza stampa in diretta streaming di Beppe Grillo e dalle 15 per la manifestazione in piazza Santi Apostoli). Secondo la logica democratica di Beppe Grillo, un Parlamento liberamente eletto diventa golpista, anche se sceglie un Presidente della Repubblica con oltre settecento voti su mille, contro un altro che ne prende un po' più di duecento. Forse in un impeto di adrenalina e di “passionalità”, l'ex comico questa volta ha proprio “sbroccato”.