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NAPOLITANO BIS/ Una rielezione studiata fin dal 2011?

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E’ indubbio che, alla fine, queste elezioni abbiano determinato vinti e vincitori. Il Pd, più che sconfitto, è stato disastrato, mentre l’M5S ha fallito clamorosamente nel suo intento. Di Berlusconi si può dire che abbia trionfato su tutti i fronti, essendo Napolitano l’alternativa da lui preferita e il governo di larghe intese la migliore opzione possibile. Non sarà, tuttavia, si chiede a Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano, che fosse tutto studiato fin dall’inizio? C’è un filo rosso, secondo lui, che porta dalla caduta del governo Berlusconi nel 2011 al governo di larghe intese. Allora, infatti, invece che consentire il ritorno alle elezioni e una facile vittoria del Pd Napolitano decise di riccorre a Monti. Perché, tuttavia, «quando, nel dicembre scorso, Monti si dimette, non viene rispedito alle Camere per verificare la fiducia? Forse perché il timing, perfetto, consentiva alla presidenza di gestire non solo le elezioni,ma anche il dopo? Il pareggio auspicato e raggiunto, il mezzo incarico a Bersani, lo stop a M5S che chiede un premier fuori dai partiti, la melina dei “saggi”. Tutto per arrivare paralizzati all’elezione del Presidente e quindi all’inevitabile rielezione?». Per Padellaro, del resto, è impensabile che Napolitano possa aver cambiato idea circa un secondo mandato in sole due ore. Più probabile, piuttosto, che sia da sempre convinto che la rielezione era l’unico strumento per «governare l’inciucio» e tenere Grillo lontano dal potere.



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