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SINISTRA A PEZZI/ Rutelli: nemmeno Napolitano salva il Pd dalla scissione

Pubblicazione:domenica 21 aprile 2013

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Più che una preoccupazione, era un sussurro intimorito: “e se Napolitano non dovesse farcela?”. L’eventualità era del tutto inverosimile, certo, ma chissà; in questi giorni ci siamo abituati al fatto che al peggio non c’è mai fine. Alla sesta votazione, invece, tutto è andato come doveva andare. Più che altro, si è evitato lo sfacelo. Non si può dire altrettanto del Pd. Il commento di Francesco Rutelli.

 

C’era un’alternativa alla rielezione di Napolitano?

E’ l’unica carta di riserva degna ed autorevole rimasta dopo la catastrofe del Pd.

 

Cosa può averlo convinto?

Ha preso atto del fatto che, dopo i due disastri delle candidature di Marini e di Prodi, affossate dai Franchi tiratori del Pd, ce ne sarebbe stato un terzo.

 

L’accordo prelude ad un governo di larghe intese?

Prelude, anzitutto, ad un incarico da parte di Napolitano ad una personalità, quale potrebbe essere Amato, sostenuta da una maggioranza il più ampia possibile; indubbiamente, costituita dai partiti che lo hanno riconfermato al Colle.

 

I partiti rappresenteranno solo la base parlamentare del governo, o alcuni dei suoi esponenti ne faranno parte?

Questo sarà Napolitano a deciderlo, e sarebbe sbagliato interferire nel suo operato. Credo, tuttavia, che sarà necessaria la presenza di ministri politici. Per evitare l’errore del governo Monti. Il quale ha fatto bene nella prima fase di stabilizzazione economico-finanziaria, e di interlocuzione nell’Europa; ha fatto male nella seconda (basti pensare alla gestione del caso di marò), per mancanza di esperienza e qualità politica nella compagine governativa.

 

Presumibilmente, il lavoro dei saggi diventerà la base programmatica del prossimo governo?

E’ ragionevole pensare che concorrerà al programma. Benché non siano da prendere come oro colato, molti degli argomenti in esso contenuti corrispondono alle priorità del Paese. Mi riferisco, in particolare, alla necessità di porre rimedio al degrado dell’apparato amministrativo burocratico, oggi ai minimi in termini, attraverso una radicale semplificazione.

 

Perché la ritiene una priorità?

Pensiamo ad un’altra fondamentale urgenza: lo sblocco dei crediti vantati dalle piccole e medie imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Ebbene, il decreto emanato dal governo, di fatto, è inapplicabile perché i passaggi che esso comporta risultano estremamente lunghi, farraginosi e, spesso, non affrontabili a causa dei difetti e delle inefficienze del suddetto apparato.

 

Veniamo al Pd. Lei ha parlato di catastrofe.


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COMMENTI
22/04/2013 - Scissione PD (Carla D'Agostino Ungaretti)

Non sono un'esperta di politica, ma fin da quando tanti ex DC confluirono nel partito degli ex PCI mi sono domandata come potesse avvenire che gente che si professava cattolica ed era stata democristiana potesse apparentarsi con coloro che discendevano direttamente da Lenin, Stalin Gramsci e Togliatti, senza aver rinnegato le loro radici ma addirittura proclamandosene fieri. Non era come cercare di mescolare l'acqua con l'olio? Non se ne rendevano conto o erano in malafede? Ho letto giorni fa che questi ex DC chiamano i loro compagni ex PCI "i comunisti". Allora ha ragione il tanto aborrito Berlusconi! Bell'esempio di coesione! Non si rendevano conto che prima o poi i nodi sarebbero venuti al pettine? Lo avevo capito io che non sono nessuno e loro che vogliono guidare l'Italia non avevano capito niente? Almeno Gianfranco Fini a Fiuggi rinnegò le sue ascendenze fasciste e perciò, anche se non ho mai condiviso la sua politica,io ho apprezzato quel suo gesto. Quando rinnegheranno i loro ideologici antenati i vari D'Alema, Veltroni, Bersani, Finocchiaro & Soci? I loro avversari stanno gongolando seduti sulla riva del fiume vedendoli passare moribondi.