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DISCORSO NAPOLITANO/ Lupi: la Repubblica non è morta, alla faccia dei "golpettini" di Grillo

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C’è un grande sacrificio che invece noi politici dobbiamo accettare, oltre a quello economico della revisione del finanziamento pubblico, ed è quello del partito preso, delle pregiudiziali che ci fanno chiudere la porta al dialogo. Al Paese serve un governo, un governo forte, e un governo politico. E un Parlamento che legiferi nel pieno delle sue funzioni. Oggi questo è affidato alla nostra assunzione di responsabilità. Solo così potremo rivendicare quel ruolo di rappresentanza democratica essenziale che in questi giorni è stato messo pericolosamente in dubbio da appelli alle piazze e alla rete, cercando di vanificare con numeri irrisori e trasparenza mai verificata il pronunciamento degli italiani nelle urne. Lasciamo i comici straparlare di “golpetti”, diamo un governo serio al Paese.



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COMMENTI
23/04/2013 - “The day after” (Daniele Scrignaro)

Il giorno dopo. Davanti alle parole del presidente Giorgio Napolitano offerte ieri nel discorso di insediamento un politico di professione dovrebbe tacere. L’unico modo dignitoso (e non da “cadrega”) per parlare, se neppure il coraggio del silenzio gli è familiare, è chiedere perdono perché – quando anche non artefice in prima persona della «lunga serie di omissioni e di guasti di chiusure e di irresponsabilità, […] calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi […] responsabili di tanti nulla di fatto» – è almeno responsabile di non aver denunciato in aula quelle nefandezze. Cosa deve ancora sentirsi dire uno per avere una mossa di libertà? Certo, noi elettori non siamo innocenti, dobbiamo chiedere perdono a figli e nipoti per aver ripetutamente eletto certi figuri. Neppure di fronte al “porcellum” abbiamo avuto una mossa di “orgoglio”: abbiamo bevuto la chimera della governabilità – superficiali, approssimativi a tal punto da neanche chiederci perché in nessun altro Paese occidentale ci sia un meccanismo tale. Ma «un punto di svolta decisivo si ebbe nella società antica quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano […] in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all'epoca incipiente di barbarie e di oscurità, alla dissoluzione dello Stato, alla corruzione della società » (A. MacIntyre, 1988): per esempio, dando vita una modalità di rapporto sistematico tra eletti ed elettori.