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Politica

GIURAMENTO NAPOLITANO/ Le reazioni dei leader politici alle parole del Capo dello Stato

Le reazioni dei vari leader politici al discorso di Giorgio Napolitano, oggi in Parlamento per il giuramento che dà ufficialmente il via al nuovo mandato presidenziale.

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Concluso il discorso di Giorgio Napolitano (clicca qui per il testo integrale), oggi in Parlamento per il giuramento che dà ufficialmente il via al nuovo mandato presidenziale, i leader dei vari schieramenti politici hanno commentato le parole del Capo dello Stato. “Un discorso ineccepibile e straordinario. È il discorso più straordinario che io abbia mai sentito nella mia vita politica. In vent'anni di vita politica è il miglior discorso che ho sentito, un discorso da meditare”. Questa la reazione di Silvio Berlusconi, il quale ha voluto però sferrare un nuovo attacco ai grillini: “Ho osservato e notato il comportamento del MoVimento 5 Stelle in Aula – ha detto il Cavaliere - sono degli analfabeti della politica e della democrazia, un branco di burattini allo sbaraglio guidati da uno squilibrato di nome Grillo”. Secondo Dario Franceschini del Pd, invece, “Napolitano ha preso il timone, ha indicato la strada e ha dato qualche schiaffone salutare... È un gigante. Ora tutti devono rispondere o sì o no. Io rispondo sì”. “A chi diceva che Napolitano è vecchio io rispondo: lui è il più giovane di tutti noi”, dice il leader Udc Pierferdinando Casini. “Ha messo tutti davanti alle proprie responsabilità, mai si è vista tanta forza morale, incisività e correttezza istituzionale. Ora chi è andato a chiedergli di rimanere, chi lo ha pressato per fare ciò che non voleva, ha il dovere morale di fare subito un governo. Altrimenti siamo nel regno dei buffoni”. Breve il giudizio di Pier Luigi Bersani, secondo cui “Napolitano ha detto quel che doveva dire, con un discorso di una efficacia eccezionale”. “Napolitano è stato chiaro”, sottolinea il governatore del Veneto Luca Zaia (Lega Nord). “Bisogna dare un governo al Paese, al pari di altri paesi europei (come la Germania e l'Olanda) dove, per il bene primario dei cittadini e dello Stato, forze di diversa ispirazione politica e culturale collaborano in grandi coalizioni il cui collante è il programma delle cose da fare”.

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