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SINISTRA A PEZZI/ Napolitano, l’"ultimo" Berlinguer, Togliatti: il Pd chi sceglierà?

Pubblicazione:lunedì 22 aprile 2013

Palmiro Togliatti (Immagine d'archivio) Palmiro Togliatti (Immagine d'archivio)

È scattato il “complesso d’inferiorità” verso l’estremismo al motto di “nessun nemico a sinistra”; è riemerso l’“ultimo” – e non migliore – Berlinguer, quello che dopo aver chiamato “quattro untorelli” gli estremisti poi li ha chiamati “nostri figli” e che attaccava i “partiti” guardando ai “movimenti”, il Berlinguer che affossava e ripudiava la esperienza del governo delle “larghe intese” per fronteggiare crisi economica e terrorismo. È invece proprio il precedente dell’appoggio del Pci ai governi di “solidarietà democratica” negli anni 70 che Giorgio Napolitano aveva in queste settimane additato al Pd come esempio da seguire, mentre Bersani preferiva avere come consigliere lo storico Miguel Gotor che pubblicava in quei giorni uno scritto in cui la requisitoria di Berlinguer contro i partiti e la politica delle alleanze (a suo tempo, nel 1981, contestata da Napolitano subendo per rappresaglia l’estromissione dalla segreteria nazionale del Pci) era definita “unica strada percorribile”. 

La fuoriuscita dall’antiberlusconismo è una esigenza di fondo. Esso ha irrigidito, senza via di scampo, le possibilità di azione del Pd nel momento in cui era invece chiamato dal voto a svolgere un ruolo di guida nazionale. Ha vanificato il vantaggio conquistato. Se fosse un problema legato alla persona di Silvio Berlusconi sarebbe solo un errore o comunque un’esagerazione temporanea, punto e basta. Ma l’antiberlusconismo ovvero lo spirito di crociata in cui si svolgono, ad esempio, le primarie con un mandato sovreccitato, “sanguinario”, rappresenta una malattia infantile incurabile. Anche uscito di scena Berlusconi, comunque, chiunque si metta alla guida di uno schieramento avversario dopo pochi giorni, per una sinistra in balìa di comici, magistrati e giornalisti militanti (e non di un gruppo dirigente con autonomia di consenso e di credibilità) sarà sempre un nemico intrattabile: ridicolo-corrotto-fascista. Siamo sempre fermi ad una propaganda di sinistra degli anni Venti ovvero un nuovismo che ragiona come cento anni or sono. Una sinistra esaltata e perdente.

La rielezione di Napolitano può essere quindi una salutare inversione di tendenza a favore di un Pd che ritorni in se stesso o che, quantomeno, ritorni al Togliatti che esclamava “Via i pagliacci dal terreno della lotta!”. Oggi se si andasse alle elezioni è su Beppe Grillo – e non sul Pd − che si concentrerebbe, in nome dell’antiberlusconismo, il “voto utile” di sinistra. Forse quella dell’“ultimo Berlinguer” è meglio non continuare a considerarla “unica strada percorribile”. 



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