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STEFANO RODOTA’/ La lettera a Scalfari: sono un uomo di sinistra

Stefano Rodotà scrive una lettera a Repubblica in risposta ad un articolo di Scalfari che contestava il suo attacco ai dirigenti del Pd che non avevano appoggiato la sua candidatura

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Stefano Rodotà scrive una lettera a Repubblica in risposta ad un articolo di Scalfari che contestava il suo attacco ai dirigenti del Pd che non avevano appoggiato la sua candidatura. Il giurista, anzitutto, si dice convinto del fatto che la tesi secondo cui il Pd non avrebbe potuto sostenerlo non sta in piedi, e denota il timore del partito di perdere un’identità che non ha mai avuto. I democratici, al contrario, avrebbero potuto facilmente votarlo, proprio come il Pds votò, nel ’92, Oscar Luigi Scalfaro, nonostante fosse il candidato di Pannella. A poco valse tale circostanza e fu proprio Rodotà, come lui stesso ricorda, a convincere gli eredi del Pc a votare compatti il futuro capo dello Stato. Altra questione che il candidato dei grillini intende chiarire, è l’accusa di incostituzionalità del partito di Grillo. «Che dire della Lega, con le minacce di secessione, di valligiani armati, di usi impropri della bandiera, con il rifiuto della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, con le sue concrete politiche razziste e omofobe?», si domanda il giurista, ricordando anche i numerosi demeriti e gli attacchi alla Carta dei partiti berlusconiani. Rodotà, infine, fa presente che Scalfari, dicendo che non c’era alternativa a Napolitano, mette una pietra tombale su tutto il Pd, sancendone l’incapacità ad esprimere un presidente della Repubblica. «Per conto mio – conclude -, rimango quello che sono stato, sono e cercherò di rimanere: un uomo della sinistra italiana, che ha sempre voluto lavorare per essa, convinto che la cultura politica della sinistra debba essere proiettata verso il futuro».

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