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SINISTRA A PEZZI/ Lo storico: il modello del Pd di Renzi è lo stesso di Forza Italia

Pubblicazione:martedì 23 aprile 2013

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Neanche un esercito di nemici armati della peggiore intenzioni, neppure un’inverosimile alleanza tra Grillo e Berlusconi, avrebbero disastrato il Pd al punto in cui è riuscito a disastrarsi da solo. Tutti, nel partito, concordano almeno su una cosa: le lotte intestine di questi giorni, sfociate nel siluramento di Marini e Prodi, sono state tremendi atti lesionistici. Come è stato possibile tutto questo? O, meglio, cosa c’è che non va nella sinistra italiana? Perché, a un passo dalla vittoria, si è sempre  sfasciata? Lo abbiamo chiesto a Roberto Chiarini, professore di Storia contemporanea nell’Università Statale di Milano.

 

Ormai sembra chiaro che il Pd rappresenta un’operazione incompiuta.

Se si trattasse di un’operazione incompiuta, ci sarebbe ancora speranza: significherebbe, infatti, che per lo meno c’è qualcosa che aspetta di esser compiuto; qui, invece, stiamo parlando di un’operazione impossibile, il rigetto della quale si è manifestato nei comportamenti inequivocabili di questi giorni. Se è nei momenti di eccezionalità che si conoscono i limiti e i punti di forza di un partito, è chiaro che il Pd può considerarsi pressoché finito.

 

Perché la fusione tra Ds e Margherita fu un’operazione impossibile?

Anzitutto, per una ragione anagrafica: i singoli dirigenti dei due partiti, all’epoca della fusione, avevano alle spalle già 20-30 o anche 40 anni di militanza nei rispettivi partiti. Quando l’identità è sedimentata a tal punto, non è pensabile metterla da parte tanto facilmente. Tanto più a livello collettivo. Va anche detto che la fusione non è avvenuta in seguito ad un’elaborazione culturale che mettesse a frutto il meglio del passato. Al contrario, le due storie sono state mantenute in vita così com’erano, senza alcuna modifica o cambiamento. Ma la confusione non si è fermata qui.

 

No?

Si è pensato di poter dare vita a un partito in nome delle pagine positive in cui la cultura cattolico-democratica e quella comunista hanno collaborato. E, come se non bastasse, hanno iniziato, tutti, indiscriminatamente, ad appropriarsi dell’eredità storica di De Gasperi, senza sapere che il cattolicesimo sociale e il comunismo lo hanno sempre combattuto aspramente.

 

Veltroni sembrava crederci nel progetto del Pd.


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