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Politica

SCENARIO/ I dubbi che pesano sulla scelta di Napolitano

Giorgio Napolitano (InfoPhoto)Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Con i suoi interlocutori il presidente della Repubblica ha vagliato ogni possibilità, verificando soprattutto i consensi attorno a un nome, quello di Giuliano Amato. E’ probabilmente questa la soluzione preferita da Napolitano: più esperienza, più contatti trasversali, più entrature anche a livello internazionale. Giurista di vaglia, Amato è stato due volte premier, ministro dell’Interno e del Tesoro. E’ stato braccio destro di Craxi, ma anche fra i fondatori dell’Ulivo. Per età, potrebbe essere anche il successore di Napolitano al Quirinale, una volta disincagliato il paese dalle secche, anche se sconta molte diffidenze. Dentro il Pd, ma non solo; basti pensare al no pregiudiziale e netto della Lega.

Se la scelta finale cadrà su di lui, è alle viste un’ulteriore accelerazione: Amato potrebbe formare il governo in poche ore, senza quasi far ricorso alle consultazioni del presidente del Consiglio incaricato. Certo, tutta da definire rimane la natura del suo governo, e – di conseguenza – la qualità della sua composizione. Berlusconi è stato nettissimo su questo: ha chiesto un governo forte e duraturo. Non un governicchio con ministri scoloriti. Gianfranco Rotondi, che spesso interpreta bene lo stato d’animo del Cavaliere, su Twitter ha scritto: “o alleanza politica alla luce del sole, o elezioni. No a un altro bidone alla Monti”.

Un governo politico è esattamente quello che risulta indigesto al Pd, che punta sulla formula la più scolorita possibile. Alla fine, il governo partirà grazie all’ombrello protettivo creato da Napolitano, e praticamente nessuno avrà il coraggio di mettersi di traverso. Quel che resta da vedere è quale sarà il suo reale spazio di manovra. E su questo le dichiarazioni dei protagonisti sono così contraddittorie da autorizzare più di un dubbio. Come se la durissima lezione inferta da Napolitano fosse stata compresa solamente a metà.

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