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Politica

SINISTRA A PEZZI/ 2. Con l'addio di Bersani finisce per sempre la "diversità comunista"

Romano Prodi con Pier Luigi Bersani (Immagine d'archivio)Romano Prodi con Pier Luigi Bersani (Immagine d'archivio)

Il giudizio era nipote dell’accusa di socialfascismo rivolta da Stalin ai socialisti negli anni 30, proprio mentre settori del Kpd (Kommunistische Partei Deutschland) confluivano nei gruppi nazisti. Pertanto il veto di Kissinger a Moro di far entrare il Pci nel governo era inevitabile; quello di Breznev aveva una motivazione opposta: l’eurocomunismo minacciava la compattezza ideologica del campo socialista e flirtava con le tendenze autonomistiche di alcuni partiti comunisti dell’Est, che Stalin aveva bloccato con le impiccagioni della campagna anti-titoista del 1948/49 e i successori con gli interventi minacciati ed effettivi dell’Armata rossa a Budapest nel 1956 e a Praga nel 1968. 

Aldo Moro pagò con la vita. Non è ancora chiaro per conto di chi operarono le Br assassine. Berlinguer pagò con la fine della sua unica strategia. L’effetto di quello stop alla strategia fu la sua sostituzione dal 1979 con “la questione morale” e con la proposta del “governo degli onesti”. Alle spalle stavano una cecità e un’autocertificazione. La cecità consisteva nel non vedere che la corruzione del Paese era da imputarsi all’intreccio tra Stato, partiti, politica, Amministrazione, cui lo stesso Pci partecipava. L’immoralità pubblica era ed è il sottoprodotto inevitabile di un cattivo modello istituzionale e costituzionale, che è ancora quello attuale, fondato sul monopolio partitico della scelta della rappresentanza e del governo. I cittadini votano e poi sono tagliati fuori. L’autocertificazione dichiarava che i comunisti erano dotati di uno standing etico superiore rispetto a tutti gli altri: era la teoria della “diversità comunista”. Questa eredità berlingueriana pesò sul Pci, quando di colpo il Muro si sbriciolò. Dal punto di vista storico e culturale si trattava di prendere atto che il riformismo socialdemocratico aveva avuto storicamente ragione. Ed era quanto, con prudenza e pazienza, Giorgio Napolitano, discepolo di Giorgio Amendola e leader dell’ala migliorista, aveva cercato di far comprendere prima a Berlinguer, che aveva reagito con asprezza nel 1983, poi a Natta, più disponibile, poi a Occhetto, del tutto sordo all’istanza socialista e socialdemocratica. 

Ecco perché, nel succedersi delle sigle che hanno ridenominato il vecchio Pci − prima Pci/PDs, poi PDs, poi Ds, poi Pd −, l’odiato aggettivo “socialista” non compare mai. L’aggettivo “democratico” superava, ma solo oniricamente, sia il vecchio comunismo sia la vecchia socialdemocrazia. Perciò la profferta di Craxi di costruire insieme “l’unità socialista” per costruire l’alternanza e l’alternativa venne respinta al mittente: ne furono missi dominici D’Alema e Veltroni, dopo l’incontro nel camper con Craxi, durante il Congresso di Rimini del 1989. La tenuta elettorale e organizzativa del Pci, dopo l’89, mentre tutti gli altri partiti deflagravano, parve confermare la solidità dei paradigmi berlingueriani. In realtà, il Pci “tenne” perché meno compromesso degli altri nella gestione diretta del potere centrale, ma soprattutto perché più radicato nella società civile e negli apparati ideologici e amministrativi dello Stato, a partire dalla magistratura, cui vennero spesso lasciati compiti politici impropri. 


COMMENTI
24/04/2013 - Autoreferenziati (mario schi)

A mio avviso vanno integrate due precisazioni: a) la questione morale di Berlinguer era già allora solo autoreferenziale e solo chi non voleva vedere condivideva, basti pensare ai da sempre noti finanziamenti al partito venuti da Mosca allora nostra nemica (Patto di Varsavia) perciò ancor peggio e, mi sia permesso, comportamento più sconcio degli altri (inteso come tradimento di patria o collaborazione con il nemico). Anomalia purtroppo tollerata con il compromesso storico: io non dico cosa fai e tu mi lasci fare! b) il lavacro subito da DC e PSI nei primi anni 90 non poteva che essere la premessa di ciò che sta accadendo al PD, purtroppo per l'Italia solo vent'anni dopo. Perciò la situazione anomalea del PCI non è stata smontata dal MPS (Monte di Paschi) ma dalla sicumera di essere impuniti per eccesso di autoreferenza. Speriamo che con questo tracollo finisca la comunistizzazione strisciante avvenuta in Italia.

 
24/04/2013 - Impresentabili (Valentina Timillero)

L'autore scrive: "L’incapacità di passare ad uno stadio nuovo come il New Labour blairiano o la Neue Mitte di Schroeder è stata coperta da una troppo alta considerazione morale di sé. Questa è l’essenza dell’antiberlusconismo. Un po’ poco per fare politica, tenendo presente che “l’impresentabile” – ma per Berlinguer lo fu Craxi – ha un bel po’ di milioni di voti. Impresentabili anche loro?!" Temo di poter dire, interpretando - sulla base di buoni indizi... - il pensiero di buona parte del(l'ex) gruppo dirigente del fu Pd: sì, impresentabili anche loro. E credo che l'articolo di Barcellona pubblicato oggi, dedicato ai due populismi eversivi, così eversivi da aver fatto fuori il Pd!, ne sia la prova...

 
24/04/2013 - Mordere (Alberto Consorteria)

Bravo Cominelli, ha centrato il punto. Il PD politicamente non morde più da anni perso tra odio al Berlusca e spallucce legaliste che Marx avrebbe etichettato come borghesi (tra l'altro, nessuno degli ex PCI ha mai sconfessato pubblicamente l'esperienza comunista. Non male per quelli che si ritengono moralmente superiori...)