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SINISTRA A PEZZI/ 2. Con l'addio di Bersani finisce per sempre la "diversità comunista"

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Romano Prodi con Pier Luigi Bersani (Immagine d'archivio)  Romano Prodi con Pier Luigi Bersani (Immagine d'archivio)

Posso condividere solo le conclusioni dell’intervento di Barcellona, benché esse siano poggiate più sulla disperazione che sulla convinzione profonda che il presidenzialismo (nella forma americana o in quella francese) sia una forma più avanzata di democrazia, assai migliore di quella vigente nella Repubblica parlamentare. Ma su ciò, in seguito. 

È certo che l’occasione dell’elezione del presidente della Repubblica ha fatto esplodere/implodere il Pd. Attribuirlo a fattori etici, a tradimento, a degrado etico significa rinviare la spiegazione al peccato originale e rinunciare a dar conto della logica razionale e dell’inevitabilità dell’evento.  Partiamo dal presente e torniamo lentamente indietro, verso le cause prime. Come ha ricordato Napolitano nel suo intervento, nessuna delle quattro forze in Parlamento è in grado di fare il governo da sola. Se si vuole un governo, occorre fare delle alleanze. Ora, dal punto di vista del Pd, cui tocca l’onere della proposta, perché premiato con un premio di maggioranza, generoso quasi quanto quello previsto dalla legge Acerbo del 1923, gli unici alleabili erano i grillini. Solo che il repentino tattico infatuamento non è stato ricambiato. Dunque, un punto di vista onirico! E con Berlusconi? Mai e poi mai! Il nostro elettorato non lo sopporterebbe: così disse Bersani. 

La domanda che Barcellona non si pone è perché Bersani si sia cacciato in un tale vicolo cieco. La ragione è che ha condotto l’intera campagna elettorale, eccitando l’antiberlusconismo come unico collante, per giustificare l’alleanza con la sinistra radicale e per prendere voti. Antiberlusconismo viscerale che, mi pare, Barcellona condivide. Ma allora non capisco perché si lamenti ora delle conseguenze, sia in ordine alla scelta del presidente della Repubblica sia in ordine alla formazione del nuovo governo. 

In realtà, in questi giorni è finita per sempre una storia infinita: quella del Pci. Questo è l’evento storico! Il Pd era riuscito finora a rimandare i conti con il 1989, con la caduta del sistema degli Stati comunisti, utilizzando la figura di Berlusconi non come una sfida per cambiare la propria cultura politica, ma come un alibi per conservarla. I dilemmi di quella cultura erano già delineati dagli anni 70. Il Pci aveva raggiunto il massimo dei consensi nel 1976, grazie alla strategia del compromesso storico, ma ne era subito apparsa l’irrealizzabilità. Nonostante il patto eurocomunista siglato con Marchais e Carrillo, il Pci berlingueriano restava “comunista”, cioè continuava a proporre un modello di società superiore, oltre il capitalismo. La società comunista, appunto, o, come si preferiva dire, “socialista”, nel senso sovietico del termine. La conferma erano le sentenze sprezzanti di Enrico Berlinguer contro la socialdemocrazia tedesca, rea di subordinazione al capitalismo. 


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COMMENTI
24/04/2013 - Autoreferenziati (mario schi)

A mio avviso vanno integrate due precisazioni: a) la questione morale di Berlinguer era già allora solo autoreferenziale e solo chi non voleva vedere condivideva, basti pensare ai da sempre noti finanziamenti al partito venuti da Mosca allora nostra nemica (Patto di Varsavia) perciò ancor peggio e, mi sia permesso, comportamento più sconcio degli altri (inteso come tradimento di patria o collaborazione con il nemico). Anomalia purtroppo tollerata con il compromesso storico: io non dico cosa fai e tu mi lasci fare! b) il lavacro subito da DC e PSI nei primi anni 90 non poteva che essere la premessa di ciò che sta accadendo al PD, purtroppo per l'Italia solo vent'anni dopo. Perciò la situazione anomalea del PCI non è stata smontata dal MPS (Monte di Paschi) ma dalla sicumera di essere impuniti per eccesso di autoreferenza. Speriamo che con questo tracollo finisca la comunistizzazione strisciante avvenuta in Italia.

 
24/04/2013 - Impresentabili (Valentina Timillero)

L'autore scrive: "L’incapacità di passare ad uno stadio nuovo come il New Labour blairiano o la Neue Mitte di Schroeder è stata coperta da una troppo alta considerazione morale di sé. Questa è l’essenza dell’antiberlusconismo. Un po’ poco per fare politica, tenendo presente che “l’impresentabile” – ma per Berlinguer lo fu Craxi – ha un bel po’ di milioni di voti. Impresentabili anche loro?!" Temo di poter dire, interpretando - sulla base di buoni indizi... - il pensiero di buona parte del(l'ex) gruppo dirigente del fu Pd: sì, impresentabili anche loro. E credo che l'articolo di Barcellona pubblicato oggi, dedicato ai due populismi eversivi, così eversivi da aver fatto fuori il Pd!, ne sia la prova...

 
24/04/2013 - Mordere (Alberto Consorteria)

Bravo Cominelli, ha centrato il punto. Il PD politicamente non morde più da anni perso tra odio al Berlusca e spallucce legaliste che Marx avrebbe etichettato come borghesi (tra l'altro, nessuno degli ex PCI ha mai sconfessato pubblicamente l'esperienza comunista. Non male per quelli che si ritengono moralmente superiori...)