BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL PUNTO/ Panebianco: ecco i problemi del Pd che inguaiano il nuovo premier

Come si orienterà, rispetto all’azione del governo, la fazione del Pd che avrebbe preferito Giuliano Amato? ANGELO PANEBIANCO ci spiega i motivi della prudenza del premier incaricato

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Abbiamo un presidente del Consiglio, e questo è positivo. Le precisazioni e le sottolineature con cui ha assunto l’incarico, tuttavia, aprono una serie di interrogativi. Enrico Letta, infatti, ha spiegato di aver accettato «con riserva» e che «il governo non nascerà a tutti i costi»; poi, parlando del peso che ha deciso di sobbarcarsi per senso di responsabilità, ha aggiunto: «se posso permettermi, lo sento più forte e pesante della mia capacità di reggerlo». In serata, infine, conversando con in cronisti, ha ammesso che «siamo in terra incognita, passo passo si capiscono modalità e obiettivi». Abbiamo chiesto all’editorialista de Il Corriere della Sera, Angelo Panebianco, quali sono le prospettive della compagine governativa che viene costruita in questa ore.

 

Come interpreta le parole di Letta? 

E’ evidente che si sarebbero presentate quelle difficoltà che, ora, Letta dovrà superare. Le sue dichiarazioni sono legate, quindi, ad una semplice ragione di prudenza.


A quali difficoltà si riferisce?

La prima, la più importante, riguarda l’impossibilità, al momento, di conferire un baricentro stabile al Pd. Se, a brevissimo termine, non si troverà una soluzione in grado di stabilizzarlo, tale incapacità si rifletterà pesantemente sulla vita del governo. Non dimentichiamo che la bocciatura di Giuliano Amato potrebbe essere destinata a provocare delle ripercussioni.


Cosa intende?

Presumibilmente, il veto sull’ex presidente del Consiglio è stato posto dal Pd. Non da tutto il partito, ovviamente. Attualmente, sotto le insegne democratiche, coabitano 7-8 fazioni distinte. Ebbene, resta da capire come si orienterà, rispetto all’azione dell’esecutivo, quella che avrebbe preferito Amato a Letta. Non dimentichiamo che parliamo dello stesso partito che ha affondato, solo pochi giorni fa, due progetti opposti: quello legato alla candidatura di Marini, e quello legato alla candidatura di Prodi. E’ evidente, quindi, che il gruppo non esiste più. E’ immaginabile che Letta, tenendo conto di questa situazione, abbia deciso di agire con estrema cautela. Ma c’è un altro fattore che complica lo scenario.


Ci spieghi.

Quanto più il Pd mostra di essere diviso, tanto più Berlusconi è indotto ad alzare la posta in gioco. Mi riferisco, per esempio, alla richiesta di abolizione dell’Imu.


Cosa cambierebbe se i democratici non risultassero così deboli?