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LETTA PREMIER/ Caldarola: ecco il patto tra Enrico, Renzi e D'Alema

Pubblicazione:venerdì 26 aprile 2013

Massimo D'Alema (InfoPhoto) Massimo D'Alema (InfoPhoto)

Io non credo che Orfini e Fassina voteranno contro il governo Letta. Le sirene ci saranno, indubbiamente, e assisteremo ad una strana gara tra questa sinistra neoradicale e Beppe Grillo. Il rischio che corrono quelli che come Vendola inseguono il nuovo massimalismo è di dar vita a una sinistra un po’ all’antica, che considera la partecipazione al governo non come un’occasione ma come una iattura. Penso che Nichi Vendola stia ripercorrendo lo stesso itinerario di Fausto Bertinotti e che alla fine avrà il suo stesso risultato.

Berlusconi vuole un ministro della Giustizia di cui potersi fidare. L’odiato Caimano può mandare a monte l’operazione Letta?
Non credo che lo farà. Chiediamoci perché Berlusconi è costretto ad appoggiare questo governo: secondo me lo fa perché il suo movimento si è ormai stabilizzato e si delinea sempre più come un movimento a vocazione moderata: la fase «rivoluzionaria» si è esaurita. In secondo luogo Berlusconi è un industriale molto accorto: sa che se Letta fallisce saremmo molto vicini al default e il rischio che le sue aziende saltino per aria sarebbe reale. Come imprenditore e politico ha il massimo interesse che questo non accada.

Il Pd è pronto a rinunciare all’antiberlusconismo?
È vero, l’antiberlusconismo è stata una dominante nella sinistra degli ultimi 20 anni, ma vorrei aiutare la sinistra a ragionare con alcuni fatti. Obama ieri ha celebrato il memorial del suo antagonista politico, George Bush. Senza imbarazzi. Non ha confuso il destino personale del suo antagonista con il partito repubblicano. L’antiberlusconismo che ancora vediamo in certo Pd non aiuta a capire la realtà e colloca i più oltranzisti fuori della civiltà politica.

Qualcuno del vecchio gruppo dirigente non potrebbe mettersi di traverso se fosse Renzi a guidare il partito? Un Massimo D’Alema per esempio.
Io credo che sia D’Alema sia Veltroni saranno favorevoli alla gestione di Matteo Renzi. Lo dico in un caso perché lo intuisco, nell’altro perché lo so. Renzi può stare tranquillo, non avrà né dall’uno né dall’altro alcun ostacolo. Lo stesso accadrà per Enrico Letta, che fu nominato ministro per la prima volta proprio da Massimo D’Alema.

Come vede il prossimo congresso?
Lo si deve fare rapidamente perché il segretario è dimissionario. Se non sarà prima dell’estate, sarà in autunno. Se il governo Letta avrà successo, contribuirà a definire in modo più netto la fisionomia congressuale del Pd, con una maggioranza più riformista e una minoranza di sinistra più radicale. Se le due componenti riusciranno a convivere, bene; altrimenti, come si dice, meglio una bella divisione che un cattivo matrimonio.

Renzi alla guida prima o dopo il congresso?
Credo che in questo momento sia più facile nominare un organismo di gestione transitorio, rappresentativo delle decine di correnti che ci sono nel Pd. Renzi ha sempre detto di volersi assumere le responsabilità non prima di aver ricevuto un’investitura popolare. Ci saranno delle primarie, che Renzi vincerà, dopo di che sarà segretario a tutto tondo.

(Federico Ferraù)



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