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SINISTRA A PEZZI/ Il vero problema del Pd è ancora il "primato della politica"

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Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)  Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Berlinguer e con lui l’intero gruppo dirigente, area migliorista compresa, è sempre stato attaccato al “primato della politica”, cioè dei partiti, alla proporzionale, al governo costruito e abbattuto in Parlamento. Il “primato” della politica è stato il nuovo Assoluto, quindi anche legibus solutus. Questo conservatorismo è stato la causa principale della crisi morale e istituzionale della Prima repubblica e anche della Seconda. La quale ha furbescamente pensato di limitarsi alla modifica della legge elettorale. E perciò è andata a sua volta in crisi, più rapidamente della Prima. 

Quanto al Pd, non è stato abbattuto né dal sovversivismo di Berlusconi né da quello di Grillo. Più semplicemente e profondamente, non ha sciolto i nodi culturali e ideologici della nobile e qualche volta tragica storia comunista e socialista. Anche i socialdemocratici tedeschi e i laburisti inglesi, pur non essendo comunisti, hanno dovuto affrontare delle rotture epistemologiche del loro discorso, giacché lo sfondo culturale tra socialisti e comunisti italiani era ormai comune. Loro lo hanno fatto, il Pci-Pds-Ds-Pd no! La ragione storica di questa incapacità di rottura è il peso dell’eredità berlingueriana, che è entrata in risonanza con movimenti morali della società civile, senza essere accompagnata da un pensiero costituente di tipo nuovo. Inchiodato alla Prima repubblica e alla Costituzione più bella del mondo, convinto della superiorità morale della sinistra, il gruppo dirigente del Pd ha distrutto il Pd. Abbiamo raggiunto all’indietro la sinistra francese, nella condizione in cui si trovava prima di Epinay, anch’essa ottusamente volta all’indietro verso la Quarta repubblica, caduta nel 1958. Con il paradosso che a Epinay nel giugno del 1971 fu Mitterrand a unificare i socialisti, non essendo lui mai stato socialista, portandoli al potere dieci anni dopo. 

Ma è sul giudizio sulla situazione politica che è necessario un confronto ulteriore, in parte tuttavia superato dai fatti.

Napolitano non ha coperto con il suo prestigio internazionale alcunché, ha semplicemente messo la sinistra di fronte al “principio di realtà”: un governo Pd-M5S non è possibile. Perciò o il Pd fa un governo con il Pdl oppure si va a votare. Fare un governo con il Pdl significa deludere un sacco di elettori di sinistra, convocati alle urne sull’onda dell’antiberlusconismo. Ma andare a votare comporta regalare il governo a un Berlusconi di nuovo premier, fino a ieri già al 34%, nei sondaggi non di fonte berlusconiana. Perché Bersani ha messo la testa in questo cappio? Perché ha sbagliato programmi, alleanze – seguendo il nefasto principio del “nessun nemico a sinistra – e perciò leader. Un Renzi leader avrebbe sottratto voti a Grillo, a Monti e al Pdl. Avrebbe vinto le elezioni. Bersani e il suo cerchio magico hanno preso un abbaglio storico già dalle primarie. 



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