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Politica

SINISTRA A PEZZI/ Il vero problema del Pd è ancora il "primato della politica"

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Poiché la politica non è un’opinione, da questo errore sono venute matematiche conseguenze sulla possibilità di fare il governo, sull’elezione del presidente della Repubblica, sulla tenuta del Pd. Quand’anche si fosse riusciti a eleggere Prodi o Rodotà (con i suoi poco più di 4mila voti di cittadini entusiasti), il quadro non sarebbe cambiato neppure di una sfumatura. Si sarebbe andati a elezioni subito, con l’attuale legge elettorale, riconsegnando il Paese a Berlusconi. Il paradosso dell’antiberlusconismo radicale è esattamente questo: che produce il suo opposto. 

Parliamo allora di Berlusconi. Condivido ogni parola di quanto Pietro Barcellona scrive sul personaggio. Ma dall’indignazione morale e civile che Berlusconi suscita o dalla nostra eventuale autocertificazione di superiorità morale, non si può tirare la conclusione che, pertanto, non si debbano fare alleanze di governo con lui. Perché in democrazia contano i voti, che sono come i soldi: non olent! Semmai, occorrerebbe che la sinistra avesse tirato − e per tempo − delle conclusioni circa le riforme istituzionali, compresa quella del sistema dei partiti nonché quella sul conflitto di interessi. Berlusconi e Grillo tendenzialmente eversivi? Si può solo invitare, come ai vecchi tempi, alla “vigilanza democratica”. Ma l’unica cosa che può fare la politica è fare riforme: costituzionali, istituzionali, amministrative. È il non-governo che alimenta le tendenze eversive. Poiché operiamo in un sistema, l’assenza di un polo liberal-socialista funge da alibi e da con-causa per l’assenza di un polo liberal-democratico e viceversa. Insomma: nessuno può scagliare la prima pietra. 

Quanto alla tenuta del governo appena costituito, si è già aperta una bella gara tra inaffidabili: per ora è il Pd in testa alla corsa. Sono sicuro che tra poco anche Berlusconi incomincerà a far ballare Letta. Fortunatamente, i sondaggi dicono che il 60% degli italiani è ormai favorevole al presidenzialismo; il 48% di costoro sono elettori di sinistra. Chissà che la sinistra si renda conto che è venuto il tempo di riforme radicali della forma di governo, dello Stato (abolire le Province, accorpare i Comuni, dimezzare le Regioni, abolire e ridurre ministeri), del fisco. Il che significa colpire, ahimé, le proprie basi elettorali, fondate sui pensionati, sui dipendenti statali, sul pubblico impiego, sui ceti politici locali. Hic Rhodus, hic salta!

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