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SINISTRA A PEZZI/ Il vero problema del Pd è ancora il "primato della politica"

GIOVANNI COMINELLI risponde all’ultima replica di Pietro Barcellona. Il moralismo di Berlinguer ha condizionato e ancora condiziona la politica della sinistra attuale. Ecco come

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Caro direttore,
escludo subito di voler coinvolgere Pietro Barcellona nell’accusa di moralismo, conoscendo da tempo la sua storia e i suoi scritti, dai quali la mia generazione leggermente più giovane ha sempre tratto ammaestramenti. Così come escludo l’intenzione di voler demonizzare la storia della sinistra e del Pci. Chi lo fa, soprattutto se ne ha fatto parte, pratica un atteggiamento infantile e astratto. Nec ridere, nec lugere, sed intelligere! Restano alcuni punti, sui quali c’è un evidente disaccordo. Riguardano il giudizio storico sulla questione morale, così come la concepì Berlinguer, e quello sulla situazione politica presente: su Napolitano, su Berlusconi, su Grillo. 

Il moralismo di Berlinguer non è consistito nell’aver indicato con forza la necessità di un rinnovamento etico del Paese, dei singoli, dei partiti, dell’Amministrazione statale. Ma nel non aver proposto nessuna via d’uscita, se non quella del “governo degli onesti”. In realtà, Berlinguer ha coltivato una concezione moralistica della morale, identificando morale e etica pubblica. Poiché il bene e il male sono antropologicamente dentro ciascuno di noi (i credenti ne attribuiscono la responsabilità al peccato originale, i non credenti alla natura animale dell’uomo) occorre che le istituzioni pubbliche creino le condizioni perché dal “legno storto” che noi siamo si possa trarre il meglio e si limiti il peggio, senza con ciò illudersi di redimere una volta per tutte l’uomo e la storia. Non c’è dubbio che la centralità del sistema dei partiti – di governo o di opposizione che fossero – era e continua ad essere una delle cause fondamentali di “peccato” pubblico. La partitizzazione pervasiva di ogni aspetto della vita civile, il principio di appartenenza e di fedeltà cieca - perché ciò che è bene per il partito o per il movimento è automaticamente bene per la collettività – tutto ciò ha generato meccanismi corruttivi. 

Ma la riforma dei partiti non si fa cercando disperatamente uomini onesti nella società civile. La vicenda di Di Pietro e della Lega e di ogni moralista presente e prossimo venturo testimoniano che è una via senza sbocco. Si migliora la qualità dell’etica pubblica se si toglie ai partiti il monopolio della scelta della rappresentanza e del governo e se la si riconosce ai cittadini elettori. Il che significa cambiare forma di governo e di Stato; significa fare una legge elettorale coerente con la scelta diretta del rappresentante e del capo dello Stato e del governo. I partiti non vengono aboliti. Neppure negli Usa accade né in Francia. Sono solo (!?) costretti ad essere migliori. Non che questo ci riporti al paradiso terrestre, si intende. Ma certo viene reso più difficile identificare il “bene di partito e di Movimento” con il “Bene comune”.