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SPARATORIA PALAZZO CHIGI/ La solitudine può entrare nell'agenda politica?

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Bersani, che cercava di recuperare voti di sostegno dai grillini, ha confermato che le logiche del potere non sono fondate sulla responsabilità. Si tratta di una riduzione grave della politica, perché comporre le parti e cercare risposte assieme per il bene comune è la sostanza della politica, e naturalmente è cosa diversa dal pensare solo al potere. Bersani non ha sentito la gravità e l’urgenza di assumere la responsabilità di governare. Avendo un sistema sociale garantito dalla macchina politica del Pd, Bersani ha vissuto una estraneità dai drammi dei piccoli imprenditori e dei disoccupati. Lui aveva solo il bisogno di poter garantire il suo sistema di  potere, e questo confligge completamente con l’accordo fra le parti aventi interessi diversi.

Vendola (Sel) e Maroni (Lega) esercitano il diritto di fare opposizione, ma non c’è proposta nella loro opposizione. Affermano che non si può sperare in nulla di buono da chi ci governerà. E in tal modo fanno diventare unica ipotesi la loro visione parziale. Le ragioni dei lavoratori sindacalizzati e con posto fisso, oppure le ragioni del Nord che non vuole più mantenere tutta l’Italia, sono comunque opposizioni a cui non possono fare riferimento le persone disoccupate e in difficoltà economica. Senza una progettualità fondata su una possibile speranza, si rende ancora più disperante la condizione di vita della povera gente.     

Berlusconi ha condotto la sua campagna elettorale in modo furbo e apparentemente efficace, ha scaricato la colpa della crisi sul governo Monti, ha fatto promesse di riduzione delle tasse senza trovare convergenze sociali ampie, ma solo cavalcando i sentimenti che covano sotto la disperazione. Ovvero con argomenti populistici che gettano benzina sul fuoco alle proteste delle persone in difficoltà. Poi, dopo aver recuperato voti, si è convertito al ruolo di grande pacificatore, per una grande coalizione di governo. Eppure insiste ancora sulla restituzione dell’Imu, come se il trovare i soldi necessari fosse cosa da nulla. Allora perché non il salario garantito per i disoccupati? La differenza fra la due demagogie è labile.

Passiamo allora al governo Letta. Bene la coalizione in forma abbastanza sganciata dal pastrocchio delle rappresentanze di partito. Bene la rapidità di composizione. Ora serve un’azione veloce ed efficace. Ma il punto è se questo governo avrà il coraggio di superare gli interessi di partito. Se fossero politici eletti da comunità o territori avrebbero una loro base propria e sarebbero più liberi nell’esercitare il ruolo di governo. Ma purtroppo sono stati eletti con un sistema dove i capi di partito hanno fatto la selezione della classe dirigente, e allora adesso anche questi ministri avranno la preoccupazione di non scontentare la segreteria del loro partito. Con questa logica è accaduto che non si prendevano decisioni di cambiamento nella gestione precedente.

Adesso sarà diverso? È possibile, ma occorre far valere la superiorità del senso di responsabilità, come l’abbiamo visto in questi ultimi giorni, grazie a Napolitano e ora a Letta.  

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