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SPILLO/ Chi mette Renzi e Bonino contro Prodi e D'Alema

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La "Vendetta" grillina (InfoPhoto)  La "Vendetta" grillina (InfoPhoto)

Ma perchè il Corriere segnala proprio ora di "avere un problema" con la magistratura? Un procuratore antimafia presidente del Senato e possibile candidato al Quirinale come Pietro Grasso è troppo anche per il "giustizialismo istituzionale" di Via Solferino (e magari di Piazzetta Cuccia)? E' vero che eroi nuovi e disparati di lettori ed elettori come Antonio Ingroia, Valerio Onida o Gustavo Zagrebelsky hanno altri quotidiani di riferimento. Sullo sfondo resta comunque sempre il rapporto nevrotico del capitalismo nobile con Berlusconi: nemico da abbattere con ogni mezzo, ma col rischio poi che una magistratura troppo sicura di sè non distingua più fra imprenditori "buoni" e "cattivi" (com'è stato già vent'anni fa con la stessa Fiat e come è in parte oggi, quando un banchiere come Alessandro Profumo affronterà un processo).
Questo premesso, il Corriere ieri si aggrappava con decisione a Matteo Renzi, regalandogli intenzionalmente un'intervista nel giorno in cui il sindaco di Firenze è d'apertura comunque altrove: a cominciare da Repubblica. Ma mentre sul quotidiano romano Renzi incita "al voto" sul Corriere punta, come prima opzione "all'intesa con Berlusconi". Evidente la rincorsa di Via Solferino a un'antipolitica "buona", "di mercato"; cosi" come invece Repubblica si vede costretta a ripiegare su Renzi trattandolo un po' come il cardinale Bergoglio (se Bersani "rinuncia", il Pd riparta dal "secondo votato" alle ultime primare indette dal partito). In ogni caso, sulla spalla della prima del Corriere il "proboviro" Pd Michele Salvati sentenzia che Bersani è un leader "sconfitto": non senza un percepibile sollievo nel profondo del vecchio quotidiano "montanelliano".
Sarà poi un'impressione sbagliata, ma il Corriere tratta il sindaco di Firenze come in fondo trattò Massimo D'Alema: quando - guarda caso - pugnalò alle spalle Romano Prodi e si conquistò la palma di primo premier (ex) comunista della storia italiana. Prima di commettere il "delitto politico" finale, D'Alema si era mosso platealmente come "miglior nemico" di Berlusconi. E il suo anno di governo passò agli annali soprattutto come quello dell'Opa Telecom: resa possibile dal famoso patto D'Alema-Cuccia in casa Marchini. Il Corriere strizza l'occhio a Renzi come Mediobanca (allora un po' in difficoltà) offrì la propria amicizia banco-relazionale al "giovane e inesperto" D'Alema?
Oggi comunque sia Prodi che D'Alema stanno emergendo come candidati "politici" forti al Quirinale: assieme alla figura - un po' meno politica e un po' meno forte - di Giuliano Amato (successore "para-tecnico" di D'Alema nel 2000 ma anche premier del prelievo forzoso sui depositi bancari degli italiani nel '92). Al Corriere l'ipotesi Prodi non piace: lo scrive chiaro e tondo stamattina in prima, rivelando una presunta mozione di 120 parlamentari Pd contro il professore bolognese. Forse ne sarà spiaciuto - magari solo per oggi - Giovanni Bazoli, il presidente di Intesa Sanpaolo antico amico e alleato di Prodi. Ma non è difficile intuire la comprensibile preoccupazione dei "poteri deboli" per il possibile ritorno di un "campione della politica", forse l'ultimo rimasto in circolazione dopo Giorgio Napolitano.


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