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SPILLO/ Chi mette Renzi e Bonino contro Prodi e D'Alema

Pubblicazione:venerdì 5 aprile 2013

La La "Vendetta" grillina (InfoPhoto)

In un'Italia in cui Beppe Grillo ha conquistato un quarto dell'elettorato attaccando le grandi banche, le grandi aziende, i grandi giornali, può essere ancora non inutile leggere con attenzione la prima pagina del Corriere della Sera: il maggior quotidiano italiano, controllato da un direttorio di banche (Mediobanca e Intesa Sanpaolo) e "big names" imprenditoriali (Agnelli e Pesenti ma anche Rotelli e Della Valle). Ieri mattina, ad esempio, la "front" del Corriere forniva un quadro pressocchè completo e molto istruttivo di come sta cambiando la "view" di soggetti che non si sono mai limitati ad osservare soltanto quanto accade nei palazzi della politica.
L'editoriale sul "mistero triste" di MS5 è probabilmente lo spunto più significativo. Affidato a Gian Antonio Stella - la penna più antica e solerte del Corriere nell'alimentare l'ideologia antipolitica - l'attacco al grillismo nasconde a fatica il riconoscimento di un clamoroso errore strategico-culturale. Vent'anni di tenace "guerriglia civile" contro Berlusconi - non meno dei limiti e del logoramento di quest'ultimo - hanno certamente aperto nel paese un importante cuneo elettorale: ma il neo-qualunquismo ha premiato un comico "apolitico" dagli inquietanti accenti hitleriani, non l'ex presidente di Fiat e Confindustria, Luca di Montezemolo, tanto meno il premier super-corrierista Mario Monti.
Novant'anni fa, d'altronde, il senatore Giovanni Agnelli e i suoi colleghi lombardi avevano un po' più abilmente inventato loro da dietro le quinte Benito Mussolini come domatore antipolitico di un caotico dopo-guerra. Ed è in quel ventennio - non per caso - che tutto è rinato e cresciuto: il Corriere di Indro Montanelli, la Mediobanca di Enrico Cuccia, la Fiat che affianca alle produzioni belliche le prime "volks-wagen" italiane. A poco sembrano quindi servire oggi le recriminazioni - formalmente liberaldemocratiche - del "column" del Corriere, se non a certificare che in un'area storica del sistema-Paese la progressiva incapacità di intervenire con efficacia nel terziario "politico-mediatico" è andata di pari passo con la perdita di competitività nel secondario industriale (nella Fiat, nella stessa Rcs o in Telecom) o nel terziario finanziario.
Ma - proseguendo "per mosse del cavallo" - sulla prima del Corriere c'é spazio anche per Sergio Rizzo, coautore con Stella di molti best-seller contro una "casta" divenuta via via metafisica e universale: ma non al punto di includervi una categoria finora tabù, i magistrati. Il tabù è parso virtualmente rompersi ieri, anche se con toni ancora felpati: punzecchiare i magistrati amministrativi sui rimborsi spese è ancora lontano mille miglia dal chiedersi perché l'inchiesta Mps è stata sotterrata e il processo Ruby invece accelera. Ma, per quanto cauto, è pur sempre un accenno di chiusura di parentesi per il Corriere "contemporaneo", forgiatosi durante la dura svolta antipolitica di Tangentopoli-1 dell'antipolitico Antonio di Pietro.  


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