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COMMISSIONI & PARLAMENTO/ Il giurista: caro Grasso ha ragione Beppe Grillo

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E’ come se il Parlamento fosse sospeso in uno stato di ibernazione avanzata. Non è propriamente morto, ma neanche vivo. Ovvero, le sue funzioni vitali sono integre, ma temporaneamente giacciono in una fase di inoperatività indotta. I grillini imputano lo stallo ai partiti che non si accordano sulla nomina della commissioni, temporeggiando in attesa di spartirsi le poltrone nella maniera più conveniente possibile. Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha dal canto suo spiegato che, finché non ci sarà un governo, non sarà possibile istituire alcunché. Prima di allora, infatti, non sarebbe possibile distinguere tra maggioranza e opposizione. Ma chi l’ha detto che questo sia necessario? E perché, un Parlamento, non dovrebbe poter funzionare se, prima, non vengono nominate le commissioni? Parla Alessandro Mangia, costituzionalista.


Ha ragione Grasso?

Non direi. Normalmente, le commissioni o le giunte di garanzia (come la Commissione di Vigilanza Rai, la Giunta per la autorizzazioni a procedere, o il Copasir) sono destinate alle minoranze per convenzione. Ovvero, per prassi costituzionale. Tuttavia, la spartizione tra maggioranza e opposizione non è prevista dai regolamenti. Non ha alcun vincolo giuridico. Si tratta di operazioni basate sul buon senso e sulla collaborazione tra forze politiche. Sarebbe sufficiente, in ogni caso, tenere a mente cosa è accaduto in passato per capire che la tesi di Grasso non sta in piedi.


Cosa intende?

Non è che ogni volta che cadeva un governo, in Italia, si cambiavano le commissioni; la legislatura procedeva, i governi si avvicendavano, ma la composizione delle commissioni, salvo ritocchi non sostanziali, restava invariata.

 

In ogni caso, considerando che stiamo vivendo una fase del tutto inedita per la storia della Repubblica, che valore possono avere simili prassi costituzionali?

Nessuno. Così come, del resto, non viene più rispettata la consuetudine che un tempo prevedeva che la presidenza di una Camera fosse attribuita alla maggioranza, e un’altra all’opposizione. La stessa nomina dei dieci saggi connota una situazione surreale.

 

Napolitano non può sciogliere le Camere e se avesse nominato un nuovo premier si sarebbe trovato, probabilmente, nella  medesima situazione di stallo di Bersani. Cos’altro avrebbe potuto fare?



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