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NAPOLITANO & I SAGGI/ Il costituzionalista: è un "compromesso" alla De Gasperi

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Un bipolarismo animalesco (quanto a conflittualità), famelico (quanto a malaffare) e paralizzante lo sviluppo socio-economico nazionale (quanto a inefficacia di governo), che è parso ancor più paradossale se riferito alla sostanziale omogeneità dei programmi politici propagandati dai partiti in occasione dell’ultima campagna elettorale. Le elezioni politiche del 2013 hanno registrato un quadro nazionale frammentato fra grandi minoranze antitetiche, incomunicabili e solitarie, i cui flussi elettorali sono stati ulteriormente segnati dalla rilevanza numerica del c.d. partito degli indecisi.

E’ in tale contesto, per l’appunto, che si colloca la situazione di stallo istituzionale registrata dal Presidente della Repubblica all’esito delle consultazioni seguite all’incarico conferito, ai fini della formazione del nuovo governo, al capo della coalizione di centro-sinistra, on. Bersani.

Lo stallo è consistito nell’impossibilità presidenziale di porre in essere qualunque iniziativa senza procurare un danno al Paese. Seguendo il ragionamento implicito nei comunicati del Quirinale, per un verso, la “persistenza di posizioni nettamente diverse”, se non proprio “inconciliabili”, fra le diverse forze parlamentari in merito alla soluzione da dare alla crisi di governo, non avrebbe potuto risolversi se non con l’immediato scioglimento anticipato delle Camere e con il conseguente ricorso alle urne; ipotesi, tuttavia, non percorribile per via del semestre bianco, essendo oramai prossima la scadenza del mandato presidenziale. Per altro verso, premesso che “il valore della stabilità istituzionale, non [è] minore di quello della stabilità finanziaria”, l’urgenza di assicurare alla comunità internazionale “il grado di affidabilità del nostro paese” avrebbe imposto le immediate dimissioni del Presidente della Repubblica, al fine di consentire al neo eletto una nuova e più compiuta valutazione, da concludersi con l’eventuale pari scioglimento anticipato delle Camere; ipotesi, tuttavia, parimenti impossibilitata dal verosimile rischio di travisamento della comunità internazionale proprio sull’affidabilità e sulla stabilità italiana.

Di qui, in definitiva, la riscontrata duplice situazione di necessità politico-istituzionale ed economico-finanziaria: da un lato, fare fronte all’imprevedibile emergenza in corso e, dall’altro, prevenire ulteriori e imponderabili pregiudizi di tenuta finanziaria (il pericolo dell’allarme dei mercati) e democratica (il rischio di una successiva ingovernabilità). Di qui, ancor di più, la modifica della dinamica tradizionale delle consultazioni presidenziali, cui ha corrisposto l’estensione della nozione degli atti di ordinaria amministrazione riconosciuti al governo dimissionario.

Nel primo senso, si pone l’iniziativa presidenziale dei due gruppi di lavoro programmatici (le c.d. commissioni dei “saggi”). Questi sono “organismi non formalizzati e di breve durata”, il cui compito non è quello di interferire nell’attività del Parlamento, o nelle decisioni che spettano alle forze politiche, bensì quello di formulare “precise proposte programmatiche che possano divenire in varie forme oggetto di condivisione da parte delle forze politiche”.