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NAPOLITANO & I SAGGI/ Il costituzionalista: è un "compromesso" alla De Gasperi

Pubblicazione:sabato 6 aprile 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 6 aprile 2013, 8.23

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Nel secondo senso, si pone la rassicurazione manifestata alla comunità internazionale dal Presidente della Repubblica sulla “operatività del governo tuttora in carica, benché dimissionario e peraltro non sfiduciato dal Parlamento”, il quale resta pertanto legittimato ad “adottare provvedimenti urgenti per l’economia”.

Si tratta, com’è evidente, di un’iniziativa del tutto eccezionale, la cui torsione del sistema parlamentare resta limitata nel tempo, nell’oggetto e nelle funzioni, in quanto giustificata dalla duplice necessità richiamata. A ben vedere, tuttavia, proprio l’eccezionalità in questione potrebbe favorire il buon esito dell’iniziativa, tramutandola nell’occasione irripetibile per portare a compimento le mancate riforme del trascorso ventennio e per concludere la travagliata transizione della «Seconda Repubblica».

Sul piano sostanziale, il breve tempo a disposizione e la consapevolezza della gravità della situazione istituzionale potrebbero indurre le parti politiche a convenire sull’essenzialità di alcune riforme improcrastinabili (sistema elettorale, riforma del Titolo V e del bicameralismo, costi della politica, ecc.); queste ultime, poi, potrebbero essere realizzate in sede parlamentare in base all’esito delle consultazioni del prossimo Presidente della Repubblica. Da tale punto di vista, per inciso, anche l’individuazione di una personalità il più possibile condivisa per la nomina della più alta carica dello Stato, potrebbe contribuire a favorire un clima parlamentare inclusivo e costruttivo.

Sul piano istituzionale, del pari, l’iniziativa presidenziale confermerebbe la lungimiranza dei costituenti, i quali disciplinarono il procedimento di formazione del governo in modo volutamente scarno e stringato, al fine di rimetterne l’attuazione alle future necessità politiche e alle determinazioni delle parti coinvolte. Fu proprio l’elasticità delle norme costituzionali a consentire la proposizione di formule governative inedite e politicamente significative, quali quelle approntate alla fine dei drammatici anni ’70 del secolo trascorso della «non sfiducia» e della «solidarietà nazionale» (III e IV Governo Andreotti); formule che permisero l’inclusione del P.C.I. in un accordo di maggioranza prima implicito e poi esplicito.

In tal senso, parafrasando la formula della «non sfiducia», a proposito della persistente vigenza del Governo Monti potrebbe parlarsi di un governo della «non fiducia»; vale a dire, di un Governo dimissionario e tuttavia ancora in carica, giacché investito di una fiducia mai revocata dalle precedenti Camere e non ancora rinnovata da quelle appena insediate, anche perché nemmeno richiesta. Benché del tutto inedita e straordinaria, la formula resta comunque inscritta nei limiti del parlamentarismo, permanendo integri e vigenti tutti i poteri di controllo e di garanzia costituzionalmente sanciti.


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