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NAPOLITANO & I SAGGI/ Il costituzionalista: è un "compromesso" alla De Gasperi

Pubblicazione:sabato 6 aprile 2013 - Ultimo aggiornamento:sabato 6 aprile 2013, 8.23

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Quando la realtà istituzionale supera la fantasia, tocca alla politica farvi fronte. A questa spetta il compito di assumere soluzioni adeguate e percorribili, sperimentando vie d’uscita materialmente praticabili e costituzionalmente compatibili.

Del resto, la politica consiste nell’“arte del rimedio”. Come già insegnava Machiavelli, lungi dal legittimare un uso astratto e pervasivo del potere, essa svolge la funzione essenziale di porre rimedi, riparare le falle, trovare equilibri provvisori e sempre precari.

Proiettata in ambito costituzionale, tale prospettiva ha consentito ai Padri costituenti di conciliare le impellenze geopolitiche dell’incipiente guerra fredda, con la pari urgenza d’introdurre principi culturalmente dirompenti e tali da aprire una nuova stagione di sviluppo e di pacificazione sociale. Analogamente, rimessa in ambito istituzionale e applicata nel pieno della guerra fredda, tale prospettiva ha consentito di correggere le storture di un sistema democraticamente «bloccato», individuando formule e verificando modelli astrattamente impensabili, eppure tali da favorire un’inclusione politico-sociale altrimenti irrealizzabile.

E’ in tale prospettiva che occorre inquadrare l’iniziativa del Presidente della Repubblica, di sospendere la ricerca di una soluzione alla formazione del governo e di facilitarne il successivo compimento per mezzo dell’istituzione di due gruppi di lavoro programmatici, limitati per tempo, ruolo e materia (istituzionale l’uno, economico-sociale ed europea l’altro).

Si tratta di un’iniziativa certamente inedita nella storia parlamentare repubblicana; la relativa eccezionalità, tuttavia, anziché vanificare, favorisce le ragioni del parlamentarismo italiano, rimanendo pur sempre inscritta nel complesso equilibrio costituzionale fra i poteri dello Stato. Essa è derivata dalla situazione di necessità provocata dall’imprevedibile crisi politico-istituzionale ed economico-finanziaria, cui ha concorso la straordinaria congiuntura fra il responso elettorale del febbraio 2013 e l’emergenza economica e finanziaria in corso; inoltre, essa è mossa dalla pari necessità di prevenire una situazione di crisi ancor più grave e imponderabile, tanto nell’immediato (a causa dell’inevitabile agitazione dei mercati finanziari), quanto all’esito del c.d. semestre bianco (a seguito dell’eventuale successivo scioglimento delle Camere).

Sullo sfondo, dunque, vi è il fallimento di quel bipolarismo all’italiana, che è stato incrementato artificialmente dalla transizione infinita della «Seconda Repubblica».


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