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LARGHE INTESE/ Capogruppo Pd: Berlusconi? I suoi voti non sono di serie B, dialoghiamo

Pubblicazione:domenica 7 aprile 2013

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Nel Partito Democratico la tensione è ormai alle stelle. Pochi giorni fa dato il via Dario Franceschini che, in una intervista al Corriere della Sera, apriva a sorpresa al Pdl: “Chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo", ha detto l’esponente Pd, "non resta che una strada: uscire dall'incomunicabilità. E abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l'avversario. Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Silvio Berlusconi. E' con lui che bisogna dialogare". Senza lasciare il tempo allo sgomento e alle prime reazioni, ci pensa Roberto Speranza, capogruppo Pd alla Camera, a rincarare la dose (ancora una volta intervistato dal quotidiano di via Solferino), secondo cui “la posizione di Franceschini sta dentro una riflessione che il gruppo dirigente ha avviato da settimane e assume un punto di vista con più coraggio. Immaginare che sia una parte a scegliere chi comanda nell'altra non è nel novero delle cose reali. La legittimazione di Berlusconi arriva dai voti, i nostri non sono di serie A e i loro di serie B". “Il tema del dialogo – aggiunge - è fuori discussione, Bersani stesso si è detto disponibile a incontrare l’ex premier. Il punto è l’esito, la formula politica. Alla domanda di cambiamento emersa dal voto bisogna rispondere con una traiettoria adeguata, non con una formula sbagliata, di arroccamento contro le forze antisistema”. “Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il “governissimo”, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno”, ha spiegato ancora Speranza, secondo cui l’esecutivo deve “contare in primis sulla forza parlamentare del centrosinistra ed essere capace di interpretare la domanda di cambiamento, anche oltre i confini del nostro schieramento. Quello che è chiaro è che l’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl”.



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