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IL CASO/ In due mosse i 5 stelle (eletti) possono liberarsi di Beppe Grillo e Casaleggio

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

Ma allora perché nei momenti decisivi della sua vita interna il partito di Grillo sceglie di chiudere le porte non solo alla stampa ma anche a Internet? Viene qui a galla un problema strutturale dei 5 Stelle: l'utopia della democrazia diretta si scontra con il desiderio di responsabilità dei parlamentari liberamente eletti. Non a caso Currò ha dichiarato: Nessuno ci può svuotare della nostra personalità politica. Diversamente diventiamo schiavi di un manovratore.

Nella concretezza del lavoro parlamentare questa contraddizione è esplosa. La politica, infatti, è l’arte della mediazione, nonché delle scelte concrete e sempre parziali. Chi, in passato, ha cercato il «perfettismo» s’è dovuto presto arrendere e ritirare dalla lotta. E chi, invece, ha inseguito l'utopia fino alle estreme conseguenze è scivolato nell'autoritarismo. La richiesta di un confronto rivolta dai parlamentari 5 Stelle a Grillo è stato l’estremo tentativo di tradurre un programma virtuale in scelte che, per forza di cose, devono essere concrete e reali.

Grillo, che continua a sostenere la bontà della democrazia diretta come unica soluzione alla crisi sociale e istituzionale, ha apparentemente ceduto, accettando di incontrare i parlamentari 5 Stelle, che non possono essere tenuti a bacchetta da un manovratore che usa la Rete per impartire i suoi ordini. Ma quell'incontro in un villaggio turistico alla periferia di Roma non è stato solo un momento di chiarimento interno fra i 5 Stelle. E' stato anche una presa d'atto che la democrazia non può vivere solo nel Web.

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