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IL CASO/ In due mosse i 5 stelle (eletti) possono liberarsi di Beppe Grillo e Casaleggio

Per GIUSEPPE DI FAZIO, Grillo continua a sostenere la bontà della democrazia diretta ma i parlamentari 5 Stelle non possono essere tenuti a bacchetta da un manovratore che usa la Rete

Beppe Grillo (InfoPhoto) Beppe Grillo (InfoPhoto)

Alla fine i “puntini sulle i” postati quotidianamente sul blog per dettare la linea ai 5 Stelle non sono più bastati. E Beppe Grillo s'è dovuto rassegnare ad accogliere l'invito a un incontro “reale” con i parlamentari del suo Movimento. Alla lunga, infatti, la webdemocrazia, che apparentemente non si sporca le mani con nulla, mostra tutta la sua fragilità. Si autodefinisce come lo strumento che offre il massimo grado della partecipazione, ma presto dimostra i tratti della omologazione. Così persino nel partito di Grillo c'è chi non s’accontenta più di una democrazia virtuale. Come il deputato siciliano Tommaso Currò, fisico di formazione, con un lavoro a Catania in una grande industria di microelettronica, che ha avuto il coraggio di dire pubblicamente: “Noi non siamo automi, se Grillo vuole parlarci venga a Roma”.

Entrati in Parlamento e nei gangli del potere, deputati e senatori 5 Stelle si ritrovano ora nella necessità di scegliere e, perché no, di “mediare”, come sostiene Currò. Era già accaduto al momento del ballottaggio per l’elezione del presidente del Senato, quando alcuni senatori del M5S, contravvenendo alle indicazioni del leader, votarono per Pietro Grasso come «male minore». In verità, dopo il chiarimento di venerdì col Grande Capo, chi oggi votasse per un esponente del Pd alla Presidenza del Consiglio, perciò contravvenendo alla linea decisa a Villa Valente, si metterebbe automaticamente fuori del M5S.

Ma facciamo un passo indietro. Martedì scorso, dopo una infuocata riunione a porte chiuse dei gruppi parlamentari grillini (a proposito: non s’era detto che tutte le riunioni dei gruppi sarebbero state trasparenti e in diretta streaming?), un manipolo di eletti ha rivolto al leader un appello che ricalca quello di Currò: «Vieni a discutere con noi la linea politica».

Per tutta risposta il leader del movimento, in prima battuta, ha lanciato un anatema: «Chi voleva un accordo col Pd non doveva votarci. Noi siamo il contrario dei vecchi partiti». Poi s'è convinto a incontrare personalmente gli eletti. E l'ha fatto in modo semiclandestino (niente streaming, niente conferenze stampa) e, al tempo stesso, teatrale (due pullman hanno caricato i parlamentari e li hanno condotti nel villaggio turistico fuori Roma dove si sarebbe tenuta la convention).

Dev’essere difficile il ruolo dei parlamentari 5 Stelle: riunioni su riunioni e poi, quando finalmente arrivano a una decisione, vengono spesso smentiti dal loro leader con poche righe pubblicate sul blog. «I puntini sulle i», per l'appunto. In fondo il metodo di tenere i confronti politici a portata di Internet rappresenta, come ha ricordato su ilsussidiario.net Fausto Colombo, la sconfitta di due forme di fiducia su cui si basa la democrazia: la rappresentanza e l’informazione. L’uso sistematico dello streaming sta a significare che politici e giornalisti sono ritenuti alla stregua di due caste di cui non possiamo più fidarci.