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SCENARIO/ Fioroni (Pd): un capo dello Stato di "larghe intese", poi col Pdl sarà più facile...

Per  GIUSEPPE FIORONI il presidente della Repubblica dovrà essere eletto con in due terzi dei voti del Parlamento. Solo così disporrà dell’autorità necessaria per formare un nuovo governo

Giuseppe Fioroni (InfoPhoto) Giuseppe Fioroni (InfoPhoto)

La linea oltranzista del “no” a qualsiasi accordo si è infranta con la realtà di un Paese che, a un mese e mezzo dalle elezioni, non è ancora riuscito a formare un nuovo governo. Bersani era convinto che qualche grillino avrebbe tradito, garantendogli la fiducia; e che questo sarebbe stato sufficiente, a Napolitano, per mandarlo di fronte alle Camere a chiederla. Il piano è fallito. Il piano “B” non c’era. Gran parte del partito sa che insistere nel rifiutare il dialogo con il Pdl sarebbe un’operazione suicida. L’ultimo, in ordine di tempo, a riconoscere la necessità di un interlocuzione è stato Dario Franceschini. L'onorevole Beppe Fioroni, invece, è stato uno dei primi. Gli abbiamo chiesto cosa sta accadendo nel Pd. 


Nel Pd stanno aumentando i fautori del dialogo.

Oggi, finalmente, vedo con piacere che tanti amici che avevano orientamenti diversi si sono convinti del fatto che, in un Paese normale, il capo dello Stato deve essere eletto con il coinvolgimento più ampio possibile. A lui, infatti, spetterà l’onore e l’onere di dar vita ad un governo che affronti la drammatica emergenza sociale che stiamo vivendo.

Un governo di larghe intese?

Prima di capire quale forma il governo dovrà assumere, sarà necessario che la politica comprenda che la gente si suicida perché non riesce a mangiare. Guardi, a Civitanova Marche, dove tre persone si sono tolte la vita per la disperazione, i fischi li hanno presi tutte le forze politiche. Quelle vecchie e quelle nuove. Anche l’M5S. Significa che di fronte ad una situazione del genere, la politica deve parlare meno a agire di più: riattivando il motore economico del Paese, consentendo alla gente di trovare lavoro. Questi sono i presupposti sui quali si dovrà eleggere il un presidente della Repubblica di larghe intese. Sarà lui il pilastro sul quale il Paese investirà nella costruzione di un governo che darà risposte alle emergenze sociali e alle riforma istituzionali di cui si è tanto parlato.

Lei sta parlando del governo del presidente, quindi?

Continuare a chiedersi se il governo sarà “di scopo”, “del presidente”, “istituzionale”, “della non sfiducia” o “di transizione”, è poco importante. Quel che conta, è che il capo dello Stato sia eletto con la maggioranza dei due terzi del Parlamento. Solo esprimendo la rappresentanza di due cittadini su tre, infatti, potrà disporre dell’autorevolezza e della forza necessaria per costruire il prossimo governo nella maniera più adeguata possibile. L’errore più grande, quindi, consisterebbe nel pensare che, in questa fase, il governo viene prima del presidente della Repubblica.

Cosa ne pensa dei nomi che stanno circolando?