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RIFORMA RAI/ Contri: l'azienda è in ginocchio, ma le proposte di Beppe Grillo non stanno in piedi

Pubblicazione:martedì 9 aprile 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Assolutamente no, per diversi motivi. Grillo dice di vendere due reti, ma a chi? Anche solo dopo aver visto la difficoltà con cui è stata venduta La7 (che tra l’altro costava anche molto meno), chi potrà mai acquistare due canali Rai in un periodo di crisi come questo?

 

Cosa si andrebbe poi effettivamente a vendere?

Questo è l'altro quesito fondamentale. Ovviamente il maggior valore proviene dal marchio e dalla posizione sul telecomando, ma l’acquirente dovrebbe inevitabilmente farsi carico anche di una parte dell’attuale infrastruttura legata al mondo Rai, contenente tutte quelle “concrezioni” di cui parlavamo in precedenza. Questo renderebbe tutta l'operazione davvero complessa.

 

Un eventuale “snellimento” o vendita dei canali Rai non andrebbe solamente a vantaggio di Berlusconi, come qualcuno ha fatto notare in questi giorni?

In una situazione di duopolio bloccato, come è oggettivamente quella attuale, l’equilibrio che permane risulta essere in realtà sempre più precario, vista l’assenza di quella stessa pubblicità che ha sempre nutrito l’una e l’altra parte. Ecco allora che sia Rai che Mediaset, da questo punto di vista, si trovano a dover fare i conti con una drammatica situazione e con una costante crescita di richieste di operatività su internet che però ovviamente frutta molto meno.

 

Certo le difficoltà di Mediaset appaiono minori rispetto alla Rai...

Questo è vero, ma se andiamo a vedere la profilazione psico-socio-demografica delle reti è chiaro che quelle Mediaset risultano essere molto più "giovani": basti pensare, infatti, che il pubblico di Rai Uno ha un’età media di oltre 55 anni, quindi anche dal punto di vista pubblicitario si tratta di una rete decisamente meno appetibile rispetto a Canale 5.

 

Dovremmo quindi tenerci le reti Rai esattamente come sono?

Il vantaggio potrebbe essere proprio questo, anche se in realtà sarebbe solo relativo visto il mercato sempre più a picco. L'ipotesi di vendita avrebbe senso solo se si decidesse prima di far “dimagrire” incredibilmente il servizio pubblico, ma sarebbe comunque un’operazione troppo lunga e probabilmente troppo difficile da realizzare. Un’ulteriore soluzione, invece, potrebbe provenire proprio dalla stessa definizione di "servizio pubblico".

 

Cosa intende?

Lo Stato dovrebbe realmente chiedersi quali sono le reti che in questo momento fanno effettivamente servizio pubblico e agire di conseguenza. Si potrebbe quindi immaginare di effettuare una sorta di cernita e scegliere di mettere a pagamento o addirittura in vendita quelle reti che al momento non rientrano nella categoria di "servizio pubblico". C'è però un grande problema.

 

Quale?

Tutte le reti Rai nate con il digitale terrestre rappresentano in realtà idee intelligenti per utilizzare in pieno l’archivio e il magazzino a disposizione, con costi relativamente bassi. Tra l'altro, queste stesse reti si sono velocemente trasformate in un bacino di utenza estremamente interessante, da Rai Movie, fino a Rai 4 o Rai Storia, quindi anche in questo caso non sarebbe affatto facile capire quali sono effettivamente utili e quali invece no.

 

(Claudio Perlini)



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