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BEPPE GRILLO/ La premiata ditta Rodotà & M5S? Predica le ricette dei peggiori anni 70

Pubblicazione:venerdì 10 maggio 2013

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Si, dobbiamo proprio avere perso ogni senso delle parole se si sono proposti “governi del cambiamento” per andare incontro a programmi elettorali da Italietta anni 70. Programmi basati su incrementi imponenti della spesa corrente (basterebbe un decimo delle proposte del partito delle Stelle a provocare voragini incolmabili nei conti pubblici), nuovo debito a sfidare la forza di gravità (e con l’aggravante della sfida allo stesso principio cardine della sua restituzione), meno ore di lavoro per tutti, pensioni ad età non in linea con l’evoluzione demografica, uscita dall’euro, svalutazioni competitive ed inflazione come linee guida di politica economica. Esattamente il modello che con l’entrata nella moneta unica il paese ha proclamato solennemente di voler abbandonare. Di volersi mettere alle spalle, convincendo prima se stesso, e poi l’Europa, che ormai il suo orizzonte, la sua testa, era nel nord del continente e non nel sud del mediterraneo. 

E’ mera questione linguistica. Prescinde dal merito. Si può pensare che una profonda modifica alla forma di governo non sia auspicabile. Che questi partiti siano capaci, avendone data sicura prova, attraverso una taumaturgica modifica della legge elettorale e qualche puntello alla figura del primo ministro, di dare al paese il governo efficiente che i tempi ed il mondo in cui viviamo richiedono. Si può pensare che ciò di cui ha bisogno l’Italia è percorrere la strada della “restaurazione utopica” del Movimento 5 Stelle. Di tornare ai bei tempi di finanze allegre, alta inflazione e periodiche svalutazioni, di quando (sospiro) “c’era lei” (la lira). Ma per favore, chiamiamo le cose con il loro nome.



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