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ASSEMBLEA PD/ Epifani è la "vendetta" postuma di Craxi?

Pubblicazione:domenica 12 maggio 2013

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Non è stato di buon auspicio, durante la cosiddetta seconda repubblica, il ricorso a dei leader del sindacato per risolvere i problemi all’interno dei partiti. Nella fase conclusiva della centenaria vita del Psi, non andò certo bene a grandi sindacalisti come Giorgio Benvenuto e Ottaviano Del Turco. Anche un bravissimo leader della Cisl, come Franco Marini, non riuscì a far sopravvivere e a dar continuità all’anima di quel che restava della vecchia Dc. C’è quindi da sperare che il compito di Guglielmo Epifani, “traghettatore” o non “traghettatore” in questa critica fase del Partito democratico, riesca a superare questa “cattiva tradizione”. Ma non c’è dubbio che la scelta rivela un disagio più profondo di quello che si potesse pensare. In poche parole sancisce una sorta di incerto rinvio, perché non si riesce al momento a trovare una soluzione per eleggere un segretario, con un suo gruppo dirigente, che sia in grado di affrontare la nuova realtà del rapporto tra partito e società civile, che convinca tutta la base (e le correnti interne) per la sue scelte o la sua visione politica complessiva.

C’è un fatto in più che stupisce in questa nomina o elezione “a tempo” di Guglielmo Epifani. L’ex segretario generale della Cgil non fa parte, storicamente, dei due nuclei costitutivi del Partito democratico, cioè del vecchio Pci, poi diventato partito post-comunista con diverse sigle, e nemmeno di quella sinistra democristiana che era costituita da gruppi di differente ispirazione. Paradossalmente, il nuovo Pd, quello che dovrebbe rappresentare la nuova sinistra italiana, è andata a “pescarsi” un traghettatore nella storia del vecchio Psi, quello che è sempre stato contestato dai fondatori del Pd, dopo essere stato liquidato per via giudiziaria, e per diserzione, in seguito alla lunga stagione caratterizzata dalla segreteria di Bettino Craxi.

Epifani non si può certo considerare un uomo al di fuori della tradizione riformista, autonomista e anche craxiana del Psi. Dopo essersi laureato in filosofia, con una tesi su Anna Kuliscioff, negli anni Settanta Epifani lavora nel sindacato, nella Cgil, con l’incarico di segretario generale aggiunto della categoria dei poligrafici e cartai. Questo avviene nel 1979, quando Bettino Craxi è già il leader emergente - dalla nomina a segretario nel 1976 - nel socialismo italiano. Guglielmo Epifani sarà in linea con il Psi anche nella Cgil, con la battaglia di Craxi sul punto di “scala mobile” nel referendum del 1984. Ancora nel 1990, quando entra nella segreteria generale della Cgil, Epifani non sembra un precursore del grande sommovimento che segna la caduta della prima repubblica e l’emergere di nuovi partiti sulla scena politica.


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