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EPIFANI/ Così Letta spacca il Pd

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Enrico Letta (InfoPhoto)  Enrico Letta (InfoPhoto)

Non c’era alcun entusiasmo sulle facce dei dirigenti del Pd che uscivano dalla sala della Fiera di Roma nella quale avevano incoronato Gugliemo Epifani segretario. Un dente da togliersi, un traghettatore verso un congresso che sarà ravvicinato, ma non troppo, un Caronte verso non si sa quale approdo.

È un partito in cerca di autore quello che si è affidato all’ex segretario della Cgil dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani. Un partito che esprime il presidente del Consiglio, ma che non riesce proprio ad amare questo governo, al punto da far ironizzare a Enrico Letta sul fatto che questo non sia l’esecutivo per cui si è battuto, e neppure “il mio Presidente del Consiglio ideale”.

Sul governo il più diretto è stato Matteo Renzi che senza perifrasi ha invitato i suoi compagni di partito al realismo: l’esecutivo possiamo o subirlo o guidarlo, ha scandito il sindaco di Firenze in un passaggio molto applaudito. Ma se lo subiamo - ha spiegato - regaliamo l’ennesimo calcio di rigore a Berlusconi.

Per restare nella metafora calcistica il Pd sembra oggi una squadra sempre in procinto di farsi autogol. Non tragga in inganno il quasi unanimismo che ha salutato la scelta di Epifani: dietro quell’86 per cento si nasconde una situazione esplosiva. Non solo dal palco non hanno preso la parola i mostri sacri, da D’Alema a Veltroni, sino a Marini e Fioroni. Il fuoco cova sotto la cenere, basti pensare che all’assemblea nazionale era assente circa il 30 per cento degli aventi diritto al voto e ci sono state pure un centinaio di schede bianche e nulle su poco meno 600 votanti. 

Per molti, come Pippo Civati o Laura Puppato, questo governo non è il governo del Pd, anzi non è nemmeno un governo “amico”. Pure Rosy Bindi si è aggiunta alla lista sempre più lunga di quanti chiedono che in testa alla lista delle riforme vi sia la legge elettorale. A scopo precauzionale, spiegano, per essere pronti a ritornare al voto. E questo equivale ad accorciare drasticamente il respiro del neonato governo Letta. Un colpo notevole, che si aggiunge al tramonto ormai definitivo della convenzione per le riforme, anche perché senza intervenire con una riforma costituzionale sul bicameralismo perfetto nessuna legge elettorale è in grado di garantire insieme governabilità e rappresentanza.

In un simile quadro il compito che si delinea davanti a Epifani è davvero improbo. Imperativo categorico da qui al congresso di ottobre è quello di recuperare il dialogo con una base in fermento, come dimostrano anche le decine di giovani di “OccupyPd” arrivati sino alla Fiera di Roma per manifestare tutta la loro insoddisfazione. 



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COMMENTI
12/05/2013 - Renzi ha ragione (luca barbieri)

e bastava anche poco per non "subire": sarebbe sufficiente fare qualche proposta poco ideologica e un minimo coraggiosa e invece solo ieri sera, quello_che_non_è_più_su_twitter parlava addirittura di "ricatto" rimarcando (involontariamente) la situazione insostenibile di chi pretende di Governare senza voti. Infatti il termine "ricatto" da decenni viene usato a sproposito da dagli amici di quello_che_non_è_più_su_twitter semplicemente per indicare qualche cosa che non gli va bene.