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Politica

FINE DEL PD?/ Se la sinistra vuole salvarsi torni a sant'Agostino

C’è ancora un futuro per la sinistra italiana? A chiederselo è FRANZ FOTI, secondo cui la sinistra si trova di nuovo di fronte a una crisi che però, stavolta, può sancirne la fine definitiva

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La sinistra di ieri si è costituita in maniera organizzata nel 1893 come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani e il suo leader era Filippo Turati. La sinistra storica di allora, con il primo ministro Agostino De Pretis, va al potere il 18 marzo del 1876 e ci rimane quasi ininterrottamente sino al 1896. La sua piattaforma politica e di governo era: estensione dei diritti e della democrazia, difesa dei più deboli e dei poveri, riforma elettorale, potenziamento dell’istruzione, decentramento amministrativo (stato federale e municipalità). Non sembra che sia cambiato alcunché da allora!

Da quell’epoca la sinistra ha subito un susseguirsi di scissioni e diaspore sino a sembrare una maledetto destino riservatole dalla storia. La destra si compatta sistematicamente attorno a un progetto quasi sempre vittorioso, la sinistra ne subisce le conseguenze e carica sui meno abbienti il peso dei disastri altrui, rinnovando così la vocazione alla sconfitta. Questo nonostante la sua parola d’ordine negli ultimi 70 anni sia stata “responsabilità”.

Dopo 120 anni dalla fondazione del primo partito socialista, la sinistra si trova di nuovo di fronte a una delle sue crisi febbrili. Questa però sembra quella che può deciderne la fine. Si potrebbe chiudere definitivamente un ciclo della storia in mancanza di una inversione di rotta, di sensibilità, d’intelligenza politica frammista a una forte dose di umiltà. E’ la sorte che hanno subito i socialisti di Nenni, i democristiani di De Gasperi, i repubblicani di La Malfa. Forse dopo il crollo del comunismo tutte le sue forme residuali non reggono più alla storia, le sue radici sono state travolte dal capitalismo anch’esso sopraffatto dall’incapacità di fornire risposte positive al mondo. Anche il capitalismo non riesce più a generare ricchezza. La crisi e la sofferenza però sono inesorabili e non ammettono più alcun appello. E nemmeno l’intreccio storico fra riformisti e cattolici italiani ha saputo interpretare i segni del rinnovamento e della modernità.

La sinistra di oggi. Parlare di drammi non credo sia un’esagerazione. La prima metà di quest’anno inciderà un graffio profondo nella storia di questo paese. E’ la conclusione forse di un itinerario storico della sinistra che nell’arco di una tornata elettorale ha assistito paralizzata, sconvolta e frastornata alla recisione dei suoi legami con la tradizionale base del suo consenso, il suo popolo, alla demolizione del gruppo dirigente, delle sue aspettative di potere, alla resurrezione del berlusconismo ormai moribondo e allo sbando, alla “impresentabilità” del suo corpo parlamentare che, in alcune sue copiose frange, ha bruciato candidati premier, candidati presidenti della Repubblica, visioni del futuro.


COMMENTI
13/05/2013 - se l'Italia vuole salvarsi... (Carlo Forin)

Se l'Italia volesse salvarsi chiederebbe a Letta ed Alfano di far fare la legge de art. 49 della Costituzione che aspettiamo da 65 anni (che saranno compiuti il prossimo 2 giugno). Con quella legge, i cittadini sapranno che cosa sia un partito democratico con i conti in ordine e che cosa non sia. Quando in un partito troveranno ciò che non è conforme andranno dal giudice a chiedere conto. Si sanerà la corruzione? Io farei una prova!